Attivi da ben ventisette anni, i Converge sono i paladini storici dell’hardcore di Boston almeno da quel fatidico 2001 in cui uscì il capolavoro “Jane Doe” e, come si suol dire in questi casi, da allora nulla fu più lo stesso. Nei sedici anni successivi i nostri hanno portato il loro messaggio emozionale in lunghi tour in tutto il mondo, fissando nel frattempo il loro verbo in cinque album che vedono una maturazione continua verso una visione tutta loro di melodia mixata a caos, partita da “You Fail Me” (2004) e arrivata a un livello di perfetto equilibrio con “All We Love We Leave Behind” (2012).

Tutto già detto? Tutto già sentito, quindi? Decisamente no. In questa ultima fatica, infatti, il quartetto americano alza ancora un poco l’asticella regalando all’ascoltatore la bellezza di tredici nuove gemme che ancora una volta hanno il potere di prendere il cuore, accartocciarlo, gettarlo via e ricrearlo ancora più forte, rosso e vivo di prima.

A Single Tear chiarisce subito la direzione più emo intrapresa dai nostri: melodia e urla che ti squarciano dall’interno. Eye Of The Quarrel e Under Duress sono più tradizionalmente hardcore, Arkhipov Calm riesce a trasmettere la tensione dei momenti vissuti dal vicecomandante sovietico Arkhipov in piena guerra fredda, durante i quali il sangue freddo del nostro riuscì molto probabilmente a evitare un’escalation che avrebbe portato a un letale epilogo atomico. I Can Tell You About Pain regala due minuti di punk-noise destinati a diventare leggendari durante i futuri live.

Arriva quindi la title track e con lei la prima grande sorpresa: sette minuti di ballad oscura che sfocia in un vero e proprio muro sonoro tutto da scalare. Wildlife, Murk & Marrow e Broken By Light sono puro Converge sound, Trigger un up-tempo che ricorda i migliori Pantera, Cannibals una scheggia impazzita. Il finale è affidato alla doppietta Thousand of Miles Between Us / Reptilian: l’orecchio smette di sanguinare, l’anima torna in vita, la catarsi è raggiunta. Ancora una volta.

Andrea Manenti