Woody è tornato, in gran forma, incantando tutti al festival di Cannes, lo scorso maggio, e farà altrettanto con noi dal 29 settembre, al cinema. Con l’autunno arriverà, infatti, il suo nuovo film, “Café Society”, il suo ingresso nella società del digitale, con una grandiosa scenografia firmata da Vittorio Storaro. L’ambientazione è la vera protagonista di questa meraviglia del regista del mio cuore, la ricostruzione nostalgica di un’epoca che non esiste più, dove il cinema era arte e lusso allo stesso tempo. Il mitico direttore della fotografia (per intenderci sono suoi titoli come “Ultimo tango a Parigi”, il “Tè nel deserto”, “Apocalypse Now”, “Ladyhawke”, “l’ultimo imperatore”) ha scelto una Sony F65, facendo approdare Woody al digitale, riprendendo e mantenendo però l’immaginario e l’iconografia della vecchia Hollywood. Storaro ha dichiarato di essersi ispirato a Alfred Stieglitz e Edward Steichen, ma si respira un’aura di glamour dove brilla Chanel, illuminando i volti e con abiti da sogno.
Nonostante le dichiarazioni, chi ama il cinema di Allen non può non pensare come riferimento principale a uno dei suoi più nostalgici capolavori, “Radio Days”; di cui richiama gli anni (qui il 1932, lì il 1935), la società e le feste. La trama aveva ben altro spessore, gli attori erano di non paragonabile livello, ma il finale del suo ultimo film non può che sembrare una dichiarazione di intenti. Molte sono le auto-citazioni, come accade frequentemente nelle ultime commedie di Woody (una scena di “Magic in the Moonlight” parla di un temporale da cui rifugiarsi all’interno di un osservatorio, e chi ama “Manhattan” sa di che cosa parlo), come un gioco a riconoscere le frasi di un vecchio e amatissimo amico.
“Café Society” è un film che avrebbe potuto avere Woody come protagonista, che, non potendo per motivi anagrafici, ha trovato un proprio perfetto alter-ego in Jesse Eisenberg, e una nuova diva in Kristen Stewart, sempre più lanciata in film di grandi autori (prossimamente anche nel nuovo lavoro di Olivier Assayas).
Woody ci regala ancora una volta una battuta indimenticabile “La vita è una commedia scritta da un commediografo sadico”, e l’amore dichiarato (insieme all’odio per Los Angeles, che richiama Annie Hall) per la sua New York.
“Café Society” non è tra i film migliori di Woody, ma è un gran bel film, girato da un grande maestro, che ci fa sognare come solo il grande cinema sa fare.
Il Demente Colombo