Robert Budreau nel 2009 girò « The death of Chet Baker », che parlava della morte del grande musicista, avvenuta in circostanze misteriose e, più verosimilmente, dovuta all’effetto della droga.
A sei anni di distanza il regista canadese percorre altre età della vita di Chet Baker, con un biopic che racconta di uno dei periodi più complicati della sua carriera, quando nessuno più i fidava di lui e quando gli ruppero i denti (forse un regolamento di conti), già distrutti dalle sostanze. Da allora dovette ricominciare a suonare la tromba, con una dentiera insopportabile, con un’ispirazione che tardava a tornare, con un’astinenza transitoria dall’amante della propria vita, l’eroina.
“Born to be blue”, è la meravigliosa canzone che ricalca la vicenda del film, il destino di Chet, che scapperà in Europa attratto dal proprio abisso, scappando dal successo ritrovato e dall’amore di una donna. Come canta la canzone che dà il titolo al film: “When there’s a yellow moon above me,They say there’s moonbeams I should view, But moonbeams being gold are something, I can’t behold ‘Cause I was born to be blue”.
Nel corpo del musicista c’è Ethan Hawke, a dir poco perfetto, che avrebbe potuto, sotto sceneggiatura e regia diversa, recitare il ruolo della vita. Calatosi sorprendentemente in una nuova fisicità, nella carne e nelle ossa di Chet, ha interpretato splendidamente i brani del film, per cui si è preparato a lungo studiando intonazione e mimica di Baker, con un risultato magico, a dir poco sorprendente. Bravissimo, in un finale struggente, a rendere l’ultimo malinconico grido del musicista, prima di iniziare l’ultima e più autodistruttiva parte della propria vita.
“Born to be blue” è un film per chi ama Chet Baker e per chi, ascoltando le sue note e la sua voce, non potrà fare a meno di amarlo.

Il Demente Colombo