Ascoltare i Big Thief è qualcosa di salutare. Di depurativo, di intenso, di sferzante. Questo vale in particolare per “Two Hands”, il loro ultimo lavoro discografico per 4AD. Dieci brani per 39 minuti di musica: sembra poco tempo e poco spazio, ma quello che lascia è tanto, tantissimo.

Questo è il secondo disco nel giro di un anno per la band newyorchese, uscito a cinque mesi dal precedente ed etereo “U.F.O.F.”, ma che non mostra certamente nessuna fretta o superficialità compositiva, anzi. Con questo album il quartetto mette di nuovo i piedi a terra e lo chiarisce fin dalla sala di registrazione: è stato tutto catturato in presa diretta in un bollente studio vicino al deserto texano. Ed è proprio così, appiccicandosi al suolo del quotidiano, alla sacra magia del banale, che il loro indie-folk riesce a emergere glorioso ed emozionante come non mai, pur mantenendo le sue intrinseche venature sognanti.

La penna della leader del quartetto Adrianne Lenker è più che mai puntuale nella scrittura e scalfisce nel profondo, sostenuta da una perfetta cornice sonora, mai coprente e perfettamente aderente alla forma dei suoi testi. Parole che affrontano il suo/nostro quotidiano, da Shoulders a Cut My Hair.

Essenziale, naturale e magnetico, “Two Hands” è incapace di lasciare indifferenti. La voce di Adrianne Lenker riesce a penetrare sottopelle, a infilarsi con grazia e potenza nelle vene, iniettandoci suoni e brividi. Capolavori del disco, Forgotten Eyes, la seconda traccia dedicata al tema dei senzatetto: orecchiabile al punto giusto e incredibilemnte emozionante; e Not, apice energetico, dove la voce di Lenker si spezza e la chitarra si lancia in lungo e potente assolo.

Ma ogni brano ha qualcosa da dire e lasciare, dalla morbida e malinconica The Toy, dove le parole si riempiono di amara poesia (What a tomb we’re building here / In the sphere, that’s where we all die / In the eye, that’s where I’m living), alla altrettanto intima Wolf, dove la chitarra acustica culla dolcemente il canto di Adrianne.

La stessa Lenker ha dichiarato che questo è l’album di cui più va più orgogliosa, e ne ha tutte le ragioni. Può essere lei la nuova regina indie americana? Decisamente ha dimostrato di avere tutte le carte in regola, e di sapersele giocare alla grande. “Two Hands” potrebbe essere il gioiello discografico dei Big Thief. Ma noi speriamo siano capaci, ancora, di crescere, superarsi e sorprenderci. Insomma, siamo già in attesa di un altro volo diretto da Brooklyn alle corde dell’anima. Con la certezza che, ancora una volta, non ne rimarremo delusi.

Giulia Zanichelli