A due anni dall’uscita di “Two Saviors”, Buck Meek ha compiuto un notevole passo avanti, e presenta il suo terzo album “Haunted Mountain”, pubblicato sotto la prestigiosa etichetta 4AD. Questa mossa è significativa e testimonia dell’evoluzione del chitarrista dei Big Thief nel circuito dell’alternative che conta, un percorso condiviso dalla sua band di appartenenza. Un ulteriore elemento rilevante è la sua esperienza pregressa: oltre ai suoi contributi condivisi con Adrianne Lenker, la frontwoman del gruppo e sua ex moglie, in “A-Sides” e “B-Sides” del 2014, Meek ha instancabilmente cercato una propria posizione e l’attenzione individuale all’interno del panorama del folk contemporaneo, nel quale i Big Thief hanno conquistato un ruolo di riferimento globale.

Nei lavori precedenti, Meek aveva esplorato sia l’anima dell’americana radicata nelle sue origini sudiste che il soft rock dagli echi anni ’70. In “Haunted Mountain”, registrato in varie location montane (dalla Serra da Estrela in Portogallo al Vulcano inattivo dell’Isola di Milos, fino alla Valle Onsernone in Svizzera), il suo filo conduttore si mantiene costante, ma l’arricchimento sonoro è tangibile. Chitarre elettriche e stratificazioni rock conferiscono una nuova elettricità all’ensemble, un aspetto che si preannuncia particolarmente efficace durante le esibizioni dal vivo, inclusa la sua attesa performance a settembre.

In “Haunted Mountain”, leggerezza e intimità si fondono armoniosamente, una caratteristica propria del contributo di Meek all’universo sonoro dei Big Thief. Tuttavia, i testi si distanziano in termini di tono e prospettiva. Il disco esplora il tema di perdersi in fantasie e sogni personali, vagando tra catene montuose reali e immaginarie. L’amore, nelle sue varie sfaccettature, emerge come elemento centrale, sia per la famiglia che per la natura. Anche l’amore persistente per Adrianne Lenker, oggi affrontato con una “profonda amicizia”, trova spazio nell’album.

I contorni pop si fondono ad un flusso di coscienza e  si alternano a brani più strutturati, con strofe e ritornelli ben definiti. “Mood Ring” cattura sogni e vibrazioni senza compromessi radiofonici, evocando una sensazione simile alle atmosfere di Simon & Garfunkel di un tempo. La title track, “Haunted Mountain”, riecheggia l’estetica dei Traveling Wilburys, un brano senza tempo che sembra scivolare dalle nuvole.

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Un aspetto da non sottovalutare è la coerenza nel lavoro di Meek: le sue liriche autobiografiche si fondono con la natura che lo circonda, creando un fascino delicato e onirico. La produzione musicale si distingue anch’essa, con “Mood Ring” che abbraccia soluzioni impressionistiche che richiamano Bon Iver, tra ambient, psichedelia e folk, con tocchi di elettronica nei ritmi. “Paradise” si basa su trame minimali di chitarra e slide, mentre “Secret Side” è adornata da un piano rugiadoso.

“Cyclades” rappresenta un folk rock dalla cadenza tranquilla, potenzialmente la traccia ideale per l’ascolto in singolo, mentre “Didn’t Know You Then” offre un contrappunto ideale con il suo sapore country e i campanellini soffici.

La semplicità, la tradizione e la linearità definiscono un album ben articolato, che riserva spazio e libertà nelle parti strumentali. “Undae Dunes” si fonde efficacemente con l’estetica rock, mentre “Where You’re Coming From” offre un tappeto di arpeggi su cui vagare con proposito. “Lullabies” fornisce un rifugio per i sogni, mentre “The Rainbow” chiude l’album come una fiaba, con un arcobaleno brillante.

Un aspetto imprescindibile da considerare è il prossimo concerto di Buck Meek, in programma a settembre. Un’occasione imperdibile per sperimentare dal vivo l’incanto e la profondità di “Haunted Mountain”.