Rosmarina è un innovativo collettivo musicale globale che presenta il suo singolo di debutto eponimo, “Rosmarina”. La band si propone di ridefinire i confini dei generi musicali con un sound fresco e internazionale. Questa nuova avventura sonora, pubblicata da Maledetta Discoteca e distribuita dall’australiana MGM, è co-prodotta dal talento canadese Mocky, già noto per le sue collaborazioni con artisti del calibro di Feist, Vulfpeck e Jamie Lidell, che ha contribuito a forgiare un sound distintivo e accattivante. “È un inno d’amore queer che fonde sintetizzatori analogici, testi in italiano e groove soul funky contagiosi, pensato per la pista da ballo.”, commenta Moorea Masa. Una celebrazione dell’amore in tutte le sue forme, della libertà di espressione e dell’incontro tra culture, attraverso eclettiche sonorità disco-oriented, dai Nu Genea ai Sault fino ai Khruangbin. Moorea Masa e Swatkins (due dei tre dei Rosmarina) il 28 giugno suoneranno alla Torino Soul Night di Moncalieri e abbiamo deciso di fare qualche domanada alla band per approfondire.
“Rosmarina o mia regina, vieni qui da me!…”
Rosmarina è un mix tra radici italiane e anima californiana. Ma quando vi sedete a tavola, è più probabile trovare lasagne o avocado toast?
La risposta è senza dubbio: pasta fatta a mano! Niente batte la pasta italiana!
Con una canzone definita come un “inno d’amore queer” e ritmi funky che contagiano, quanto vi interessa far ballare le persone e quanto, invece, farle riflettere?
Beh, il nostro obiettivo principale è far ballare la gente e farla sentire libera. Questo è ciò che ci guida nella nostra musica, ed è molto legato alla cultura queer, che parla di accettazione e libertà espressiva. Quando ascolti una delle nostre canzoni, vogliamo che il corpo si muova in totale libertà, senza vincoli. Ma non vogliamo che resti solo a livello superficiale. Mentre balli, ti invitiamo a riflettere sulla profondità del messaggio che trasmettiamo, il che rende la musica ancora più potente. La danza e la riflessione, per noi, vanno di pari passo.
Avete collaborato con Mocky, un produttore noto per le sue collaborazioni con Feist e Vulfpeck. Com’è stato portare questa esperienza nel mondo di Rosmarina?
Mocky è un vero genio della creatività! Lavorare con lui è stato un viaggio incredibile, perché non solo è un produttore talentuoso, ma porta anche una visione unica che ci ha permesso di esplorare territori musicali che non avevamo mai considerato prima. È stato stimolante vedere come ha saputo mescolare il nostro sound con le sue influenze, creando qualcosa di nuovo e fresco. Abbiamo imparato tanto lavorando con lui e non vediamo l’ora che la gente senta il frutto di questa collaborazione.
Cosa significa per voi “disco-oriented” oggi? È solo nostalgia, oppure c’è una spinta contemporanea dietro quel suono brillante?
In un certo senso, è un po’ di entrambe le cose. Personalmente, sono profondamente ispirato dalle band disco degli anni ’70, quelle che hanno definito il suono di un’epoca. Ma non è solo nostalgia. La disco è una parte integrante della nostra musica, ma con un tocco moderno che la rende attuale. C’è una spinta a rimanere fedeli a quelle sonorità, ma allo stesso tempo a renderle nostre, adattandole ai tempi moderni. Crediamo che la disco sia più viva che mai, non solo un ritorno a qualcosa del passato, ma una vera e propria forza che continua ad evolversi.
Il vostro nome è Rosmarina. Evoca qualcosa di mediterraneo, fragrante, ma anche pungente. Quanto di quella “speziatura” è presente nella vostra musica?
Rosmarina ha una connessione molto personale con la mia infanzia. Sono cresciuto con il rosmarino in casa, sia in Italia che a Portland, in Oregon. Mio padre, che viene da un piccolo villaggio sulle Alpi vicino al Lago di Como, aveva l’abitudine di mettermi il rosmarino dietro l’orecchio quando ero bambino, dicendomi che mi avrebbe reso più intelligente. È una tradizione che mi è rimasta dentro. Il rosmarino non è solo un’erba, ma anche un simbolo di ricordo, di famiglia e di radici. Così, anche nella nostra musica, c’è questa mistura di sapori, profumi e sensazioni, che va oltre il semplice suono. Ogni nota, ogni accordo è come un ingrediente che aggiunge una parte della nostra storia e della nostra identità.
Se Rosmarina fosse la colonna sonora di un film, che storia racconta?
Immagino che sarebbe qualcosa di simile a una versione disco (e femminile) di Call Me By Your Name, ambientata negli anni ’70. Un film in cui l’amore è vissuto con una passione travolgente, libero da ogni tipo di barriera e convenzione, e la musica gioca un ruolo fondamentale nel raccontare la storia di un incontro, di una trasformazione, di una scoperta. La colonna sonora sarebbe fatta di suoni disco, funk e quelle atmosfere un po’ sognanti ma anche sensuali, che raccontano una storia di libertà e di accettazione.
Parlateci dei vostri progetti per l’album e il tour. Quando vi vedremo dal vivo in Italia e cosa vi aspettate da questa esperienza?
Siamo davvero entusiasti! Abbiamo il nostro primo show in Italia a Torino, al Torino Soul Festival il 28 giugno, e non vediamo l’ora di incontrare il pubblico italiano. È un sogno che si avvera! In Italia, la musica ha un peso enorme e sappiamo che la nostra proposta, che mescola sonorità italiane e internazionali, troverà sicuramente un pubblico pronto a ballare e a lasciarsi trasportare dalla nostra energia. Per quanto riguarda l’album, stiamo lavorando sodo per continuare a rilasciare singoli, con l’obiettivo di arrivare a un tour vero e proprio. Speriamo di poter portare la nostra musica in tutta Italia e di incontrare più persone possibili, perché vogliamo che il nostro messaggio arrivi lontano!
Consigliaci tre band che avete ascoltato molto mentre lavoravate a questo disco…
Nu Genea, Sault, Pino D’Angio. Ognuna di queste band ha portato qualcosa di unico nel nostro processo creativo. Nu Genea ha quella miscela di suoni classici e moderni che ci ispira, Sault è un gruppo che ha davvero rivoluzionato il concetto di soul contemporaneo, mentre Pino D’Angio ci ha fatto innamorare della musica dance anni ’80 con quella sua energia e quel groove che non puoi non ballare.

Smemorato sognatore incallito in continua ricerca di musica bella da colarmi nelle orecchie. Frequento questo postaccio dal 1998…
I miei 3 locali preferiti:
Bloom (Mezzago), Santeria Social Club(Milano), Circolo Gagarin (Busto Arsizio)
Il primo disco che ho comprato:
Musicasetta di “Appetite for Distruction” dei Guns & Roses
Il primo disco che avrei voluto comprare:
“Blissard” dei Motorpsycho
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Parafrasando John Fante, spesso mi sento sopraffatto dalla consapevolezza del patetico destino dell’uomo, del terribile significato della sua presenza. Ma poi metto in cuffia un disco bello e intuisco il coraggio dell’umanità e, perchè no, mi sento anche quasi contento di farne parte.
