Sono passati quasi trent’anni da “Léon” e alcuni in più da quando Luc Besson diede vita alla spietata “Nikita”. Nei primi anni novanta mi affacciavo all’adolescenza e il cinema mi iniziava a folgorare con un nuovo linguaggio insaturo, graffiante e lacero, che parlava d’amore sotto esplosioni di spari e di violenza. Les Enfants du Paradis si armavano di fucili, fissandomi con gli occhi di Matilda dallo spioncino della serratura.
Poi il regista francese ha cercato nuove strade, non sempre riuscite (sì, “Taxi” è suo), fino a un mese fa a Venezia, di nuovo in stato di grazia, con “Dogman”. Il film inizia come un poliziesco per inoltrarsi nell’esistenza da incubo di Douglas (Dog anche nel nome), personaggio cucito su misura sul corpo di Caleb Landry Jones, nel ruolo che lo ha finalmente rivelato come una stella. “Dogman” è una storia di riscatto e di solidarietà tra oppressi, verso l’illusoria libertà della vendetta, in un mondo dove l’uomo è il mostruoso. Douglas, trova una famiglia e la salvezza nei suoi cani.
Molte le scene iconiche, come Shakespeare raccontato al proprio branco, le numerose vendette e risurrezioni, fino a un’indimenticabile Marilyn Monroe postmoderna col fucile puntato su una banda di messicani. Caleb Landry Jones, con volto a metà strada tra Joker e Gena Rowlands, veste le maschere che Besson ha plasmato per lui facendoci empatizzare fin troppo gratuitamente per la sua disperata vitalità, ma portandoci comunque, giustamente, a sostegno degli oppressi. Douglas e le sue famiglie canine e drag si muovono guidati da un codice di solidarietà e fedeltà disinteressate, che possono cambiare le regole della giustizia, in una visione di espiazione cristologica, ma anche di manicheismo liberatorio.
Cane mangia cane, anche letteralmente, in un cinema (e che cinema!) di spari e di sangue, di disperato amore per la vita. Una meraviglia per gli occhi, una liberazione per il cuore. Bella fotografia di Colin Wandersman. Da Oscar i due attori protagonisti, Caleb Landry Jones (che voglio vedere in qualsiasi film d’ora in poi) e Jack Russell. Imperdibile.
Il Demente Colombo

Nome e Cognome: Demente Colombo
Mi racconto in una frase: strizzacervelli con un cuore di cinema
I miei 3 locali cinema preferiti: Anteo, Apollo, Silvio Pellico di Saronno.
Il primo disco che ho comprato: Cross Road (Bon Jovi)
Il primo disco che avrei voluto comprare: Tapestry (Carole King)
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: Quando sono triste guardo Zoolander e il mondo mi sorride.
