
Li avevamo lasciati nel 2018 con il loro disco di debutto omonimo, che aveva raccolto buoni riscontri. A distanza di due anni, i losangelini Moaning sono tornati con il loro secondo album “Uneasy Laughter”. Ascoltando il primo singolo e opening-track Ego si nota subito la forte virata che Sean Solomon e compagni hanno voluto dare al loro sound: le chitarre graffianti e onnipresenti dell’esordio lasciano molto spazio alle melodie del synth e della voce, spostandosi verso connotazioni new wave che richiamano (fin troppo) Joy Division e New Order.
Solomon ammette che “Uneasy Laughter” avrebbe potuto prendere un’altra direzione se non fosse diventato sobrio e non avesse cominciato ad approfondire argomenti fondamentali come la salute mentale, tematica che funge quasi da filo conduttore tra le varie tracce. Il secondo brano, Make It Stop, si contraddistingue maggiormente dagli altri per i riff di chitarra distorti e un sound più contemporaneo.
Un breve interludio conduce alla quarta traccia, Stranger, dall’aria annoiata, e quindi a Running che richiama alla mente il suono dei The Cure. Connect the Dots è un altro brano molto catchy, fluttuante, che si fa ascoltare con piacere, ma non si fa in tempo a lasciarsi cullare che ci si ritrova in un nostalgico club anni ’80 a scuotersi sulle note di Fall in Love.
Coincidence or Fate e, ancor di più, Saving Face si abbandonano a sonorità pop, mentre What Separates Us e Keep Out mantengono quel clima denso e buio delle precedenti tracce senza aggiungere niente di nuovo al disco. L’album si chiude con Say Something, breve traccia elettronica inquieta e vorticosa.
“Uneasy Laughter” sembra per buona parte un lavoro riemerso alla luce dopo essere stato per decenni chiuso in un cassetto. Gli echi del passato sono forti e questo condiziona il risultato finale che, seppur denso di sentimento e messaggi importanti, manca di originalità. Malgrado ciò, alcune note positive dell’album mi fanno rimanere fiducioso sulla prossima evoluzione della band.
Stefano Sordoni

Mi racconto in una frase: A mio agio nel disagio
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica: Circolo Magnolia (Milano), Santeria Toscana 31 (Milano), Circolo Ohibò (Milano).
Il primo disco che ho comprato: Jamiroquai – Travelling Without Moving
Il primo disco che avrei voluto comprare: The Beatles – White Album
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: Ascolto musica da sempre, in qualsiasi situazione, costantemente. Mi piace creare delle playlist adatte per ogni situazione. Ricordo quando da bambino si affrontavano viaggi interminabili verso il Sud della Puglia, nella vecchia Simca di mio padre: facevo ascoltare a ripetizione una sola cassetta, “Money for Nothing” dei Dire Straits, la mia preferita tra quelle presenti in auto e soprattutto quella che per me era diventata la colonna sonora dell’inizio delle vacanze estive. Ricordo anche la mia tristezza quando un giorno mio padre mi disse che il nastro si era incastrato nel lettore, rovinandosi definitivamente e inesorabilmente. Col senno di poi forse aveva semplicemente rotto le palle.
