Finalmente è uscito “Van Weezer”, quello che sarebbe dovuto essere il quindicesimo album in studio degli Weezer se non fosse stato anticipato a sorpresa qualche mese fa dall’orchestrale “Ok Human”. Dieci brani, dieci bordate pop metal (esiste? Se non esiste, bhe… è esattamente ciò che gli Weezer hanno fatto), una mezz’ora di nostalgia per l’headbanging anni Ottanta, i lustrini, le chitarre ultradistorte, gli assoli.

Non nuovi a concentrarsi su un genere per poi esplorarlo completamente, questa volta gli Weezer si dedicano dunque al metal da classifica che una trentina d’anni fa passava in continuazione su Mtv. Un genere che in “Van Weezer” viene rispolverato grazie alle sempre splendide melodie ultra pop di Rivers Cuomo e soci. Ciò che era stato promesso addirittura nell’era pre-pandemica (il singolo The End of the Game è del settembre 2019) è stato quindi mantenuto.

Levate dall’armadio il vostro vecchio giubbino di jeans con le toppe e i pantaloni attillati di pelle nera, e datevi all’air guitar più virtuoso. Gli Weezer omaggiano l’hair metal (Hero), i Van Halen (il tapping della già citata The End of the Game e il titolo stesso del disco), gli Iron Maiden (la cavalcata di Blue Dream) e i Metallica (i due riff di 1 More Hit, il primo più “Black Album”, il secondo omaggio puro a Master of Puppets). Nonostante ciò, è un album 100% Weezer. Le canzoni sono loro, l’irresistibile pop da cantare a squarciagola pure, l’ironia sfacciata anche. Ennesimo divertissement della band losangelina? Anche se fosse, ci sarebbe qualcosa di male?

Andrea Manenti