a3395996241_10Il trentaquattrenne di Long Island Jeff Rosenstock, dopo tre album solisti ed una miriade di progetti in svariate band dall’attitudine (e spesso non solo) punk e dagli stupendi nomi (Arrogant Sons of Bitches, Bomb the Music Industry!, Pegasuses-XL, Kudrow, Antarctigo Vespucci e The Bruce Lee Band) ci regala una summa del suo pensiero musicale in questo “Worry”.

Diciassette canzoni fra melodia e rumore in una sorta di punk lo-fi molto più che gradevole. Amore per le ballad di Adam Green, l’epicità degli Weezer, il pop punk dei primi Blink 182, il punk ‘90s californiano, il Lookout! sound e tanta voglia di osare, come ben visibile anche dalla scelta di non accontentarsi della solita triade chitarra-basso-batteria, aggiungendo svariati strumenti a colorire il tutto (dalle campanelle alla tastiera, ai fiati, alla batteria elettronica). Metà album è composto da vere e proprie canzoni (…e che canzoni!), da citare almeno l’apripista “We Begged 2 Explode”, scanzonata e melodica semi-ballata semi-acustica, la scattante e gioiosa “Pash Rash”, “Festival Song” ed il suo super coro, “I Did Something Weird Last Night” e il suo sterminato affetto per Rivers Cuomo e soci ed il finale dal gusto più alternative “Perfect Sound Whatever”.

L’altra metà è composta invece da schegge impazzite e cristalline come il trittico “Bang On the Door” (grazie NOFX) – “Rainbow” (grazie Operation Ivy) – “Planet Luxury” (grazie Rancid dei due album omonimi, i più cattivi), il divertissement di “Pietro, 60 Years Old” e l’eredità di band quali Screeching Weasel e Queers in “Hellllhoooole” e “June 21st”. Un album tutto da ascoltare, cantare e pogare.

Andrea Manenti