violacida-la-migliore-etaie-cover-webLa migliore età è quella che, quando la stai vivendo, non te ne rendi conto e desideri solo essere più avanti, più adulto. La migliore età è quando sei incosciente e pensi che tutto ti sia avverso, invece hai il futuro dalla tua parte e il mondo nelle tue mani e non lo sai. “La migliore età” è anche il titolo del secondo album in studio dei Violacida, ovvero Antonio Ciulla, Luca Modena, Francesco Renieri e Gionata Rossi, uscito per Maciste Dischi con il supporto alla produzione artistica di Manuele Fusaroli.

L’album è un viaggio notturno tra le strade di città silenziose quando sono completamente tue, è una passeggiata nei boschi al tramonto quando gli uccellini smettono di cinguettare, i ramoscelli ti scricchiolano sotto i piedi e la nebbia inizia a calare. I brani che lo compongono sono ricchi di attimi vissuti da una gioventù disinvolta e distratta, raccontano di quei momenti in cui vorresti perderti o di quelli in cui vorresti tornare a casa ma non trovi le chiavi, i tuoi genitori dormono già e tu non puoi svegliarli, proprio come ci racconta Canzone della sera, traccia che apre il disco.

Sonorità elettriche e chitarre distorte, arrangiamenti gradevoli e melodie disorientanti scorrono via veloci dalla prima all’ultima traccia. La notte e i temporali altro non sono che luoghi dell’anima, dove sprofondare nelle disillusioni e nei rimpianti, dove cercare però la voglia di reagire, come in Temporale. Suoni elettrici, piano synth e spoken word in brani come Contraccetivo, Varanasi e Indifferenti sono l’emblema del cantautorato indie vascobrondiano, dai testi densi di voglia di evadere dalla realtà, rassicurazioni sullo stato di salute mentale e occhi che non lasciano spazio a menzogne.

Adolescenza che fugge via, sigarette fumate di nascosto e guance bagnate di lacrime sono raccontate in musica con armonie ipnotiche, come nel brano La tua età. Sul finire dell’album abbiamo una presa di coscienza, una nuova consapevolezza e ritmi più incalzanti e veloci nel brano Il fiume, ultima traccia del disco e metafora della vita che scorre e che non torna. Avessimo giudicato il disco solo dalla copertina, così come facciamo per i libri, non gli avremmo dato grandi opportunità, ma così non è stato.

Marilena Carbone