Già prima di uscire questo “Never Enough”, quarto album in carriera dei Turnstile, è stato circondato da un hype che in ambito punk non si vedeva probabilmente dai tempi di “American Idiot” dei Green Day. Con questa nuova fatica discografica i Turnstile sarebbero dovuti diventare grandi, anzi enormi, e probabilmente, almeno a livello social, di critica e di essere alla moda nel mondo giovanile, lo sono diventati davvero.
Musicalmente? Sotto questo punto di vista “Never Enough” è una copia, leggermente inferiore, del precedente “Glow On”. Anzi, leggermente inferiore non è manco davvero corretto. “Never Enough” è infatti un bellissimo album ma davvero molto molto simile al suo predecessore. Per capirci “Never Enough” sta a “Glow On” come nella discografia dei Soundgarden “Down on the Upside” sta a “Superunknown” o in quella dei Rage Agaisnt the Machine “Evil Empire” sta all’esordio. Sempre di grandissimi album si parla, ma il capolavoro c’era già stato.
“Never Enough” quindi coglie ancora a piene mani dai magnifici nineties fondendo con gusto e cura il nu metal emotivo dei Deftones con le melodie irresistibili degli Smashing Pumpkins e l’hardcore di tutto il filone californiano. Andando un poco più nello specifico l’album inizia con la title track, sicuro nuovo inno ai concerti, per poi chiudersi dopo tre quarti d’ora con l’etereo dream pop di Magic Man, quasi a voler lasciare tutta l’energia in sospeso, pronta ad esplodere in quello che sarà il prossimo tassello di percorso discografico. Nel mezzo la furia irresistibile di brani quali Sole, Sunshower (questa con un finale hippie assurdo) e Birds, ma anche omaggi manco troppo velati a Weezer (Time Is Happening), ska punk seppur senza ska vero e proprio (Dreaming), se stessi (Dull, forse il brano più potente del lotto) e tanti (troppi?) inframezzi rilassanti tipo di musica da congresso yoga losangelino che comunque servono a riprendere il fiato.
In definitiva? Dovessimo usare i voti probabilmente saremmo sull’8 perchè “Never Enough” è innegabilmente un ottimo lavoro, ma il 10 del capolavoro “Glow On”, causa mancanza di nuovo coraggio e nuova originalità, purtroppo non si è ripetuto.