Il fresco e deciso sapore d’altri rockeggianti tempi dell’album di debutto dei newyorkesi Public Access TV è catchy e decisamente convincente, una corroborante e ben definita ventata di quella musica che stava rischiando di imbalsamarsi e che i PAT invece defibrillano con potenza.
Non c’è molto altro da aggiungere, in verità: vi piace la buona vecchia musica degli anni Settanta, oppure avete la discografia degli Strokes sul comodino? E allora questo è il disco per voi.
“Never Enough” è puro rock’n’roll, sono 12 schitarrate in giubbotto di jeans e sneakers John Eaterly e i suoi tre compagni di merende suonano insieme dal 2014, ma hanno il sound di un gruppo che fa musica da molto più tempo. Arrangiamenti brillanti e melodie orecchiabili ma non noiose, chitarra basso e batteria in gioco attorno a un sempre efficace e lineare alternarsi di strofa – ritornello – strofa. End of an Era sprizza energia da tutti i pori, i coretti che sottolineano la triste ma mai spenta storia di In Love and Alone e la solitaria ballata Careful dispiega il loro animo più romantico. Ma un entusiasmo puro e infantile dilaga imperterrito tra tutte le canzoni, ognuna delle quali è costruita con una cura tale da restare incollata alla memoria senza disgustare e suonare rimasticata.
I Public Access TV hanno un’idea molto chiara in testa, e sono riusciti a inciderla perfettamente. Al punto che stiamo già aspettando il prossimo progetto. Long Live the Rock’n’Roll.
Giulia Zanichelli

Mi racconto in una frase
Famelica divoratrice di musica e patatine (forse più di patatine), diversamente social e affetta dalla sindrome di “ansia da perdita” (di treno, chiavi di casa, memoria
e affini).
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica
Auditorium Parco della Musica (Roma), Locomotiv Club (Bologna), Circolo Ohibò (Milano).
Il primo disco che ho comprato
“Squérez?” dei Lunapop, a 10 anni. O forse era una cassetta.
Comunque, li ho entrambi.
Il primo disco che avrei voluto comprare
“Rubber Soul” dei Beatles.
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso
Porto avanti con determinazione la lotta per la sopravvivenza della varietà linguistica legata alla pasta fresca
emiliana: NON si chiama tutto “ravioli”, fyi.