È uscito per Full Time Hobby il sesto album in studio dei Tunng, “Songs You Make at Night”. Per la band inglese si tratta di un ritorno alle origini. Mike Lindsay e Sam Genders tornano a lavorare insieme, ricomponendo la formazione del 2006 e restaurando l’attitudine creativa che mancava agli ultimi lavori.
Un disco la cui urgenza poetica e interiore risulta evidente fin dal primo ascolto (chiaramente notturno), e il cui suono risulta fluido ed eclettico. Non esiste confine tra momenti acustici, elettrici ed elettronici, i tre elementi si sposano e si amalgamano per tutta la durata dell’album, dando vita a un folk elettronico che sembra uscito da un film di David Lynch.
Un po’ per le armonie ipnotiche, un po’ per il surrealismo dei testi, l’atmosfera che emerge dai brani è onirica (Dream In), profondamente radicata agli umori, alla luce e al respiro della notte. Gli arrangiamenti sono equilibrati, vanno di pari passo con i ritornelli, sempre al punto giusto, e con la ritmica incalzante, come in ABOP o nell’elettro-pop di Dark Heart, incoronato dalle note di piano del Fender Rhodes. Sleepwalking è la punta di diamante del disco: “The crooked throat of an old survivor/The pain we feel when we feel free/The weekend lost on a pointless labour/Talking in your sleep”.
Un gruppo ritrovato e un album di qualità da consumare nelle ore piccole, per esplorare i sogni confezionati dai Tunng.
Mattia Sofo

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
