Se qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure del cinema italiano degli ultimi trent’anni, bisogna forse trascurarne gli ultimi dieci e riscoprire qualche perla che ha brillato negli anni ’80, ’90. Un regista che, tuttavia, non delude mai è Salvatores, uno degli unici innovatori, che, oltre ovviamente ad aver vinto un Oscar per il bel “Mediterraneo”, ha sperimentato tantissimi generi, persino il fantasy per ragazzi nel suo ultimo film, “il ragazzo invisibile”.
Un regista completo, che ha creato per molti anni una famiglia di attori/amici come solo chi vive il cinema con passione o che fa del cinema la propria vita, sa fare. Uno dei miti di Salvatores (con cui racconta di aver trascorso, emozionato, la cena dopo la vittoria all’Academy) è Billy Wilder e anche il regista napoletano scrive sceneggiature e ha un senso del ritmo proprio di un grande regista, sin dai suoi primi successi, che hanno un retrogusto amaro e malinconico che appartiene alla commedia cinema italiano.
Della sua vasta produzione il film che amo di più è “Turné”, di quel periodo di grazia a cui appartiene la tetralogia della fuga e del ricordo, con “Marrakesh Express”, “Mediterraneo”, “Puerto Escondido”. La strada e il mare, il tour, il viaggio, sono percorsi di conoscenza e di auto ed etero analisi, di contrasti e riappacificazioni. In Turné al volante di una vecchia auto bianca piena di ricordi (anche il suono del motore, che canta di antichi viaggi, intonando Katmandu) ci sono due amici diversissimi, uniti e divisi, uno inquieto e tenebroso, l’altro incasinato e solare, innamorati della stessa donna (Laura Morante giovanissima e bellissima). Attraverseranno l’Italia per recitare Chekhov e ripercorreranno le motivazioni che i hanno uniti e divisi nel tempo.
Anche se poi la versatilità di Salvatores lo ha portato a sperimentare con successo quasi ogni genere, i suoi primi film sono a mio parere i più belli, per quell’atmosfera sognante e nostalgica, come un mal d’Africa o una deriva in un’isola greca. Hanno il sapore del ricordo, di amici persi di vista e mai dimenticati, di avventure che solo la giovinezza ci può dare il coraggio di affrontare.
Turné parla di tutto questo, al ritmo della bellissima colonna sonora, un misto di bellissime canzoni italiane (che bella la scena con “Rimmel”, sulla spiaggia), americane e il blues del rimpianto Roberto Ciotti recentemente scomparso. Un altro film da riscoprire e da cui più giovani registi dovrebbero imparare.
Il Demente Colombo