Sarà che dall’inizio del nuovo anno sento dire che il mio segno zodiacale ha Saturno in opposizione, o sarà una recrudescenza nazionalpopolare ma da un po’ mi è tornato in mente un film di qualche anno fa, di un regista che solitamente non amo. Özpetek è bravo, sa il fatto suo e nel tempo è cresciuto molto, sfoggiando un’autorialità che apprezzo, una specie (con le pinze) di Almodovar nostrano, che quasi mai mi convince, circondato però sempre da una famiglia di attori convincenti. Ho molto sofferto nella visione del suo primo (e secondo me assai brutto) film “Le fate ignoranti”, e riso e dormito molto ne “La finestra di Fronte”, mentre “Saturno Contro” mi ha travolto. Un film che, nella produzione del regista di origine turca, si colloca in una posizione a sé stante, dove una bella sceneggiatura e una fotografia che si calibra sui colori dell’ocra e del rosso, si fondono alla scelta di attori d’ insospettabile bravura. La storia è quella di un gruppo di amici che si riuniscono in occasione dell’improvvisa e inattesa scomparsa di uno di loro, come “Il Grande Freddo”, ma ambientato in una Roma borghese. Ma come in astrologia l’opposizione di Saturno è oggetto di oscuri presagi, così il transito del pianeta può essere al contrario inteso come momento di rinascita e di ricostruzione. Nel film di Özpetek ci sono molte imperfezioni, come i soliti siparietti e le frasi ad effetto (soprattutto le provocazioni di Fantastichini), a volte fuori luogo nello stigmatizzare una società ignorante e omofoba. Il punto di forza è invece l’emozionante affettività di un gruppo di amici che si riconoscono parenti nel dolore e nel tempo vissuto, in una comunione di fragilità e di nostalgie descritte con naturalezza, senza drammatizzazioni stucchevoli e con una sincerità struggente. Tre anni fa Canet ha girato un film incredibilmente molto simile e molto bello “Les petits mouchoirs”, con Marion Cotillard, François Cluzet e Jean Dujardin, con trama sovrapponibile ma più divismo, ma le affinità sono tali da non poter essere una casualità.  “Saturno contro” è forte di una maturità e di un’introspezione che sembrano trarre origine da un’esperienza vissuta, dove il pianeta in opposizione spiega le avversità che incombono sul gruppo (più volte nominato da Roberta, un’insospettabilmente intensissima Ambra Angiolini, che giustamente vinse il David di Donatello per questo ruolo). Ma Saturno nella mitologia romana è anche il guardiano del sonno (sostituisce il greco Crono) e nell’immaginario onirico spesso metafora di conclusioni, fratture, ed effettivamente il titolo iniziale sarebbe dovuto essere “Mentre Lorenzo dorme”, dilatando e rendendo provvisoria l’idea della morte. Nel corso del film l’inaccettabile perdita e l’assenza si faranno presenza tramite l’amore e Lorenzo vivrà nell’eternità del ricordo di chi lo ha amato e di una famiglia acquisita scelta nel tempo. Finché il cerchio si chiuderà nella sospensione di una casa ai confini del mondo, dove l’involucro vuoto di un dolore che si nutre di solitudine, si riempirà di condivisione e di significati.

Purtroppo Özpetek non ha più toccato simili profondità e delicatezze, senza riuscire a replicare la bellezza di quello che resta il suo migliore film, una delle poche opere italiane significative degli ultimi anni.

Il Demente Colombo