Ogni età porta con sé le proprie paure e debolezze. Quando i traguardi che avevamo pensato di raggiungere non corrispondono esattamente a ciò che ci eravamo aspettati potrebbe sembrarci di essere falliti. Allora forse vale la pena di partire e ricominciare, cercando legami del passato, amicizie vicine e lontane per creare una famiglia scelta. Partire è facile, decidere dove fermarsi no. Per non dire quanto sia complicato scegliere l’itinerario giusto.

Nel film più delicato di Sam Mendes due trentenni, non più trattenuti dalle radici della giovinezza, decidono di avventurarsi in una nuova vita. Lei incinta, lui un sensibile hipster impacciato, uniti da un amore da invidiare. Attraverso l’America, in un road-movie che ne affresca aspetti della sua società e umanità, Burt e Verona incontreranno amici di gioventù, persone apparentemente realizzate, le cui vite meravigliose nascondono in realtà nevrosi e infelicità. Dall’esubero di aspettative, in un viaggio dell’anima e verso la maturità, la coppia si muove complice verso l’essenza, verso le proprie radici. Scartando paragoni ed aspettative superflue, Burt e Veronica comprendono che quello che conta sono le origini e la fiducia reciproca, senza matrimoni o promesse formali, perché le migliori sono quelle sussurrate nella notte e in un’alba dove sveliamo i ricordi più dolci della nostra infanzia. Come diceva qualcuno “alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore”, e non posso smettere di credere che questa sia ciò che conta, soprattutto se protetti in un luogo che appartiene al nostro cuore. Tra sorrisi e qualche lacrima, “Away we go” ci parla di questo.

Il Demente Colombo