«Ciao Marco, il prossimo disco da recensire è il nuovo dei Prodigy».
«Ah, bello. Saranno contenti i miei vicini».

Traccia 1.
Mi fanno già male le orecchie. Cazzo, non ho più 17 anni. Non li reggo più di due minuti di cassa pompata. Però se resisti, se tieni botta, e ignori quella strana vibrazione che avverti all’interno dell’orecchio destro che ti dice che forse questo non è il suono ottimale per i tuoi timpani, diciamo che non è male. Non lo dico per salvare a tutti i costi un disco, semplicemente non è malvagio. Devi avere le orecchie di un ventenne, ma non è malvagio. E poi sotto tutto ‘sto bordello c’è quel bel rap che mi ricorda tanto Vanilla Ice.

Traccia 2.
Mi è venuta voglia di rivedermi Matrix. Bei tempi quando ero giovine e per esaltarmi al cinema mi bastavano 10 minuti di armi automatiche su un pezzo elettronico andante.

Traccia 3.
Le orecchie mi fanno male, ma ormai non ci penso più. Mi sento 10 anni di meno e sono pompatissimo. Stasera mi butto a ballare pure se è martedì.

Traccia 4.
Non ho tatuaggi, ma credo che mi farò un passo del Necronomicon sulla fronte.

Traccia 5.
Non ho capito se sono i Prodigy o la curva Sud dell’Olimpico. But who cares?

Traccia 6.
Chiaramente la colonna sonora del prossimo spot della Nike. Sempre che non venga usata prima nel trailer del prossimo Call of Duty.

Traccia 7.
Suppongo che Darth Vader sotto la doccia canti roba del genere.

Traccia 8.
Cacca.

Traccia 9.
Se non ho capito male è un remix fatto coi citofoni.

Traccia 10.
Ho mandato il form d’iscrizione all’Isis. Dicono che trovano interessante il mio profilo e mi faranno sapere al più presto.

In conclusione sono vagamento tentato di dire che questa non è musica, ma pupù. Ma la verità è che mi sono salvato l’album su Spotify, perché quando vado a correre me lo sfondo ‘sto disco. Se trovate un tizio morto per strada con le scarpette da running e le orecchie esplose, sappiate che non è stato Ken il Guerriero.

Marco Improta