Estate, campagna francese, un caldo che non ti dico. Dopo un’intera giornata di lavoro nei campi, due contadini rientrano in fattoria per il meritato riposo. Sono sudati marci, la pelle cotta dal sole brucia ancora sotto i cappelli di paglia. Il primo si chiama Laurent Lacrouts e non è certo un peso piuma. Ha i capelli lunghi ricci e una camicia tartan che fa tanto pastore delle Highland. Il collega è Mathieu Jourdain, baffo nero da sequestratore sardo e coppola d’ordinanza. Non lo diresti mai, ma oltre a coltivare mais e barbabietole, questi due bizzarri agricoltori suonano anche da dio. Insieme formano un duo che prende il nome dall’investigatore più celebre della letteratura francese, The Inspector Cluzo, solo leggermente storpiato per questione di diritti.

La loro musica emana lo stesso odore della terra arata e innaffiata dalla pioggia. É viva, fermenta in superficie e svetta come una spiga di grano quando meno te lo aspetti. Gli americani la chiamano country music, la musica della campagna. Ma nel caso degli Inspector Cluzo questo termine appare alquanto limitato. I due artisti francesi (chitarra e batteria) preferiscono definirsi rockfarmers. Perché quella della fattoria non è una banale trovata per accostare questa originale band all’universo contadino, ma una realtà imprescindibile e in qualche modo inseparabile dalla loro produzione musicale.

La fattoria di Laurent e Mathieu si chiama Lou Casse e si trova nella regione delle Landes, sulla costa atlantica della Francia. Per sei mesi all’anno i due musicisti vivono qui, sgobbano sulle loro coltivazioni biologiche e ospitano qualche viaggiatore nel loro agriturismo. I restanti sei mesi li trascorrono in tour in giro per il mondo. E non si tratta di robetta da poco. Hanno suonato allo Sziget e ricevuto apprezzamenti da sua maestà Jack White.

Dopotutto la loro è una carriera ormai lunga e molto prolifica, proprio come i loro campi a salvaguardia ambientale. Una carriera che con questo nuovo disco, “We the People of the Soil”, uscito per F the Bass Player Records e Caroline International, festeggia dieci anni di piccoli trionfi.

L’album si apre con un brano che fin dal titolo mette in chiaro i propri contenuti. A Man Outstanding in his Field è un inno alla vita passata in sella al trattore a spargere semi di grano turco intorno alla cascina. «You can take a farmer outta the country, but you can’t take the country otta the farmer», urlano gli Inspector Cluzo in un punk-blues che si avvicina molto ai White Stripes.

Più avanti il disco prende una piega più rilassata, fagocitando root music e folk-rock alla Neil Young. Con i suoni, anche i testi si allargano verso altri orizzonti. Dalle contraddizioni culturali del nostro secolo (Cultural Misunderstanding) alle incertezze ideologiche (Ideologies), fino alla ballata western Little Girl & The Whislin’ Train, tra le migliori del lotto.

La title-track, piazzata non a caso a metà del disco, è un autentico manifesto programmatico. «You can’t get it just buying greeny things, you gotta feel it», canta Lacrouts. E mentre scandisce queste parole, pensa a chi, come lui, lavora tutti i giorni con fierezza e umiltà lontano da tutto.

L’intero album è registrato in presa diretta. Comprese The Best, che si avvale della partecipazione della cantante francese Marianne DissardPressure on Mada Lands (con Tyler Bryant) e The Globalisation Blues. Queste ultime due segnano anche un ritorno alle distorsioni hendrixiane dei primi lavori del duo.

Senza fronzoli, nessuna aggiunta in studio. Le diavolerie tecnologiche sono assolutamente bandite, come er la sementa nella fattoria di Laurent e Mathieu. Il luogo giusto in cui realizzare un’economia (e una musica) locale, ma aperta al mondo che lo circonda. Think local, act global.

Paolo Ferrari