Avete presente quelle belle giornate in cui non vorreste far altro che chiudervi in una vasca di deprivazione sensoriale? In cui pensate di non poter sentire una parola di più, in cui vorreste solo ascoltare il vostro caos interiore? Ok, quella è la giornata giusta per mettere su i Temples, la band strumentale di Randy Cordner, Nathan Richardson, Josh Troyna e Brett Barrett, quattro ragazzi di Provo, cresciuti tra le montagne rocciose dello Utah.

Ladǝs è il loro nuovo album, 50 minuti di post/math rock molto ispirato, di musica senza parole che vi farà nuotare in uno spazio immenso, senza ridursi mai a semplice sottofondo, capace di agganciarvi con la sua morbidezza, con il suo rumore, con le sue pause. Ladǝs comincia con una title track che fa bene il suo lavoro, chiarendo da subito cosa dobbiamo aspettarci da quest’album, e finisce con Empyrean, 13 minuti di suoni che si trasformano in rumori e viceversa. Un continuum in cui è spesso difficile distinguere la fine di una traccia dall’inizio di quella successiva, in cui vi ritroverete cullati con dolcezza e un momento dopo trascinati verso stati d’ansia. Sono sette lunghi brani a cui ci si affeziona piano piano, di cui si apprezzano i dettagli man mano che li si riconosce. 

Sette brani che i Temples hanno confezionato con cura, pensando proprio a tutto, compresa la forma: Ladǝs può essere ascoltato anche su cassetta, una bellissima cassettina nero opaco per chi pensa che i CD siano troppo banali e i download troppo effimeri. Un particolare che la dice lunga sul loro lavoro. I Temples sono degli artigiani della musica, hanno le idee chiare e stanno continuando a muoversi lungo una strada che hanno già tracciato con Cosmodrome e Youth, i loro album precedenti. Sanno come mettere insieme gli elementi giusti per creare una splendida sequenza di brani strumentali e questa è la terza volta che ci riescono.

Laura Musumarra

https://www.youtube.com/watch?v=TnuyGH7m8to