Quest’anno i Sula Ventrebianco da Napoli compiono dieci anni. Quale modo migliore di festeggiare il proprio compleanno se non con la pubblicazione di questa ottima quarta prova in studio?

Superata l’iniziale perplessità nell’approcciarsi alla voce, ad un primo ascolto fastidiosa, del leader Sasio Carannante e lasciando stare le fondamenta di natura rock italiana che forse guarda un po’ troppo ai soliti noti (più volte aleggia forte lo spirito dei Ministri), il quartetto partenopeo infatti si dimostra come uno dei maggiori esponenti crossover della penisola, passando con facilità dalle distorsioni più massicce all’elettronica, dalla melodia più lieve alle urla più sgraziate.

L’apripista strumentale “Yellowstone” ed i suoi fischi aprono più che piacevolmente l’esperienza sonora di “Più niente”. “Diamante” è una ballata piena di tensione, il finale di “Wormhole” è degno dei migliori Bloody Beetroots, “Una che non resta” è una filastrocca di quelle che ti entrano subito in testa, “Subutecs” mescola coretti alla Bee Gees e sporco blues, “L’ade a te” è puro stoner nostrano, “Metionina” si specchia nella scena alternative italiota, “Resti” gode di una scrittura più pop. La conclusiva “Amore e odio” svela il concept dell’album (“Ho visto ballare l’amore con l’odio, su di un grande cuore spietato come il ghiaccio”) su una melodia che riporta alla mente Cisco, ex Modena City Ramblers. La palma di brano migliore del lotto va ad “Attraverso”, fra delay, psichedelia, ultimi Verdena, vocalizzazioni e cattiveria rock.

Andrea Manenti