Max Collini e Jukka Reverberi non hanno bisogno di presentazioni.

Vengono entrambi da Reggio Emilia, la patria del “miglior buon governo cittadino”, come usava dire un loro compaesano ormai trasferitosi in montagna, che molto ha significato per la scena artistica della città. I due hanno molto in comune, oltre alla città natale. Hanno in comune letture, ascolti musicali e appartenenze ideologiche. Hanno in comune una visione del mondo che rende tanto proficua la loro collaborazione. Hanno in comune Enrico Berlinguer, Paolo Nori, Simone Lenzi, il Sega Master System, Andrea Pazienza, la via Emilia e una vaga nostalgia della prima repubblica e del mondo prima (che arrivassi te) della caduta del muro di Berlino. Nonostante tutto questo comunismo, i compiti all’interno della coppia rimangono rigidamente divisi. Perfettamente Spartiti. Max, con il suo stile inconfondibile che abbiamo imparato a conoscere grazie agli album degli Offlaga Disco Pax, ci mette le parole, i ricordi, l’ansia, i comunicati stampa, l’ironia e, talvolta, la leggerezza. Jukka, grazie alla sua capacità compositiva che ha reso grandi i Giardini di Mirò e alcuni altri gruppuscoli indie italiani, ci mette le chitarre, la programmazione elettronica, le atmosfere, i rumori e la melodia.

Schermata 2016-04-28 alle 13.24.20Un altro partigiano reggiano che accorre ad aiutare i compagni Max e Jukka a costruire barricate contro il logorio della vita moderna e quel presente che tanto cospira a tacere di noi è Andrea Rovacchi: in cabina di regia, al Missaggio e ai Moog in diversi pezzi. Il risultato di questa comunione di intenti, e netta divisione dei compiti, è un album ricco di emozioni, nostalgia, delicatezza e tanta tanta Reggianità. Un affresco a tinte fluorescenti di un mondo che era in bianco e nero.

C’è un però. Un grossissimo però che rischia di rovinare questo idillio. Austerità dovrebbe essere un disco di canzoni e non un libro audio. Almeno per come l’ho capita io. E se dal vivo i reading/le canzoni qui pubblicate riescono a trasmettere un’emozione viscerale e ipnotica non altrettanto riescono attraverso un supporto freddo come possono essere MP3/CD/LP (quest’ultimo meno freddo degli altri ma comunque problematico). Il coinvolgimento e la fisicità di uno spettacolo faticano a venire trasmessi attraverso due casse e un ampli. E se al primo ascolto sono rimasto incollato a sentire le storie fino alla fine, rapito dall’inflessione dialettale della parlata di Max e dal gusto musicale sopraffino di Jukka. Al secondo ascolto il tutto risultava vagamente già sentito. Al terzo ho dovuto togliere il cd dal lettore. Mi ricordavo tutto, parola per parola, suono per suono. E non riuscivo più a ricavare nulla. Magari è solo un problema mio. Magari no. Magari gli spartiti hanno trovato la formula perfetta per un long seller. Dato che ascoltare questo bellissimo album più di due volte l’anno potrebbe risultare faticoso.

Lesterio Scoppi