Questo autunno ci ha portato un bel filmone vigoroso di Oliver Stone. L’autore meno autore del cinema americano, sovversivo dallo stile reazionario, machissimo e patriottico combattente dei diritti civili. Il suo stile stenico non mi colpisce mai del tutto, mi ricorda sempre un’americanata (permettetemi il termine) molto ben fatta, ma sempre un po’ tamarra e “Snowden” non scappa da questa poetica di stile.

La storia è importante e notevole, quella di un giovane ex dipendente della CIA che svela i misteri di spionaggio e spioni informatici del governo americano sui suoi cittadini, mosso da interessi economici ed egemonici. Un tema importantissimo, attualissimo e inquietante. “Snowden” è strutturato come un giallo, dove pian piano emergono i poteri corrotti ed il clima sempre più claustrofobico in cui il protagonista si troverà, da cui cercherà di scappare, ritrovandosi prigioniero della propria fuga, senza più patria e passaporto, ospite dei sovietici.

L’apologia del giovane informatico è dietro l’angolo, apostolo dei diritti civili. I temi sono quelle cari a Stone, l’antimilitarismo e l’atroce follia della guerra, la corruzione dei poteri economici e gli intrighi politici, per arrivare ad oggi, quando, le forze di potere si muovono sempre nello stesso modo sotterraneo e malvagio di sempre, purtroppo con sempre più possibilità di espressione e controllo, prima tra tutti la rete. Un bel filmone inquietante e istruttivo da gustare con una porzione gigante di pop-corn.

Bravissimo Gordon-Levitt, al secondo grande ruolo di trasformista dopo “The Walk” (secondo me è l’erede di Tom Hanks), e bella colonna sonora che termina con la nuova canzone del redivivo Phil Collins.

Il Demente Colombo