
Tredicesimo album per il duo di Nottingham, autore di uno stile unico e inimitabile fatto di basi fra il rap, il rock e l’elettronica di Andrew Fearn, destinate a essere invase dalle strofe sempre e per sempre a favore della working class di Jason Williamson. Sorta di novelli Motorhead o Ramones in quanto a coerenza stilistica, questa volta gli Sleaford Mods fanno un piccolo ma prezioso passo in avanti mescolando alla loro formula magica vari altri pregevoli elementi. Anche per questo “The Demise of Planet X” risulta il loro lavoro più eterogeneo e uno dei loro migliori in assoluto.
Il disco gode di diverse collaborazioni. Nell’iniziale The Good Life troviamo Gwendoline e Big Special con il suo ritornello soul. La neozelandese Aldous Harding mette la sua voce dream pop in Elitest G.O.A.T., mentre Sue Tompkins, cantante dei Life Without Buildings, è ospite in No Touch. Infine Liam Bailey porta con sé il suo mood reggae in uno dei brani conclusivi, Flood the Zone. In mezzo ci sono il riff blues di Double Diamond, l’horror molto poco natalizio di Bad Santa e le sonorità arcade game della title track. Don Draper, invece, sfogga un’inaspettata cultura pop mainstream. Si cambia (poco) e si cresce (tanto). Bravi.
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase: insegno, imparo, ascolto, suono
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica: feste estive (per chiunque), Latteria Molloy (per le realtà medio-piccole), Fabrique (per le realtà medio-grosse)
Il primo disco che ho comprato: Genesis “…Calling All Stations…” (in verità me l’ero fatto regalare innamorato della canzone “Congo”, avevo dieci anni)
Il primo disco che avrei voluto comprare: The Clash “London Calling” (se non erro i Clash arrivarono ad inizio superiori…)
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: adoro Batman
