Ivano Fossati, Niccolò Fabi, Max Gazzè, Tommaso Cerasuolo: questi i nomi dei collaboratori della cantante marchigiana Serena Abrami prima di questo nuovo album, il suo secondo, che esce a ben cinque anni di distanza dall’esordio. Un lustro durante il quale Serena si è dedicata alla scrittura di nuove canzoni, a diversi progetti teatrali, alla ricerca etno-vocale e a varie collaborazioni con musicisti della scena italiana e straniera.

Di imperfezione” è una raccolta di undici canzoni scritte dalla stessa artista e arrangiate insieme ai suoi musicisti (Enrico Vitali alle chitarre e al basso, Mauro Rosati al pianoforte, ai synth e ancora al basso e Marcello Piccinini alla batteria). Questo secondo lavoro denota una spiccata ricerca musicale che fa del crossover fra i generi un vero e proprio marchio di fabbrica. La base è quella di un rock mistico ed emozionale che più volte riporta alla mente gli splendidi brani della coppia Nada – Massimo Zamboni, una strada poco percorsa dall’indie italiano contemporaneo.

La title track apre l’ascolto con pianoforte, feedback e voce per lasciar poi spazio ad un bellissimo e guerrigliero reggae, mentre “Benedicite” è più rock e con i suoi intrecci fa acustica ed elettrica mi ricorda un altro stupendo album di un’altra cantautrice italiana uscito quest’anno: “Tre” di Sara Velardo. “Forse è culturale” è un’atipica canzone d’amore, “Pioggia sul reduce” trip hop nostrano, “Diva sola” new wave figlia dei primi Litfiba, “Il lago” ed il singolo “Credo” poesia intima. La palma di miglior episodio va però alla crudissima “Chiudi gli occhi”, una discesa nell’abisso buio della violenza sulla donna. Una delle più belle cose uscite quest’anno in Italia.

Andrea Manenti