14523187_1172228932837728_3871522411588726296_nLiberamente ispirato alla tragedia di Eschilo “Prometeo incatenato”, dove il titano protagonista, colpevole di aver fatto dono agli uomini del fuoco, viene condannato da Zeus ad essere incatenato su una rupe con il fegato eternamente divorato da un’aquila, “Drama” è il secondo album in più di un decennio di attività per gli Ornaments, band nata da quattro musicisti gravitanti l’area di diverse formazioni post hardcore italiane d’inizio millennio. Drone sound, rumore, il rumore del ferro, il rumore del lavoro, il rumore del lavoro nella fucina del ferro all’interno del vulcano, il rumore dell’odio di un fratello per un altro, di un dio crudele per un titano reo di bontà nei nostri confronti: “Efesto” è un intro che accompagna l’ascoltatore nell’antichità e nella tragedia. L’irrompere di chitarra, basso e batteria, l’irrompere della storia vera e propria, l’irrompere del protagonista, del titano dalla sovrumana forza di volontà, niente altri è che Prometheus (che è anche il titolo del brano) che si presenta.

Nella successiva “Oceano” fa poi la sua comparsa la voce aliena, incomprensibile e per questo affascinante di Lili Refrain che raggiunge il sublime nell’incontro con il violoncello di Daniele Rossi: ecco i due ospiti dell’opera, due ospiti che riescono a rendere la bellezza del consiglio, anche se rifiutato, del dio Oceano. La prepotenza dura e disarmonica della tentazione inflitta è invece il cardine su cui fa leva “Ermes”, così come la bellezza dell’eternità che si trasforma nella nenia della pena, grazie ancora una volta alla voce di Lili, è il perno di “Aeternal”. La palma di brano più accessibile va a “Suneidesis”, post rock con i controfiocchi, mentre “Io” è una sorta di continuazione più pacata e femminile, pregna del classicismo dell’acutissimo suono degli archi nonché intramezzo prima dello scoppio della conclusiva “Zeus”: forza, potere, violenza. Una scommessa, dai toni più che teatrali, sicuramente vinta.

Andrea Manenti