Ecco ancora Danny Lee Backwell e i suoi Night Beats, con questo nuovo lavoro, “Myth of a Man”, che vede Dan Auerbach dei The Black Keys in cabina di produzione. Anticipato dai singoli Her Cold Cold Heart, con le sue sonorità riverberate e con accenti dark cabaret, e One Thing, dove appare davvero concreto il tocco di Auerbach, la band di Seattle sceglie un ricettario meno corrosivo, lisergico e rumoroso dei precedenti capitoli, a favore di un abito sonoro più profondo e notturno, blues, folk e country, che strizza l’occhio a decenni di R’n’B e guitar/root rock di matrice americana, ed un calibro che si sposta dai temi universali, perlopiù affrontati finora, ad altri più intimi, singolari ed esistenziali.

Chiariamolo subito, non c’è niente di indimenticabile in questo “Myth of a Man” e l’inclinazione ad esplorare sperimentali traiettorie stilistiche e di suono risulta praticamente assente. Ma allo stesso tempo c’è una sensazione continua di avere a che fare con del rock genuino e penetrante, dove chitarra e voce trovano lo stesso piano di importanza, con una dimostrazione di ottima padronanza dei mezzi che dà concretezza al lavoro tutto.

Al netto di passaggi come (Am I Just) Wasting Time, più vicina a reticolati pop e soul seppur arricchita da piano ed archi, pezzi come There She Goes o la crepuscolare Footprints vedono chitarre dalle trame desert, linee di basso ammiccanti, cori femminili e un uso di tastiere a riportarci – come detto- decenni indietro tra i ’60 e i ’70; filato che odora di California di quei periodi che possiamo ritrovare anche in Eyes on Me, il suo riff incalzante e l’assolo nervoso e tagliente, o nell’animo maggiormente latineggiante, acustico e folk di I Wonder.

Quindi, al netto della premessa di cui sopra, siamo di fronte ad un lavoro riuscito, dal passo cadenzato, mai stancante e senza momenti di flessione qualitativa o stilistica: un punto che non segnerà certo una pietra miliare nella storia del rock, ma che darà sicuro valore aggiuntivo alla band americana.

Anban