neil young

Inizialmente Neil Young avrebbe voluto far uscire “Homegrown” nel 1975, poi optò per un altro lavoro di pari disperazione e bellezza, più corale e meno intimo di questo, ma comunque bellissimo e divenuto poi giustamente storico: “Tonight’s the Night”. Ciò non significa che effettivamente questa perla sia una novità assoluta per i numerosi fan del gigante canadese sparsi per il globo. Ben cinque brani sono infatti già stati pubblicati, gli altri invece è stato possibile apprezzarli durante qualche concerto, chicche nascoste donate al pubblico e sempre apprezzate.

Se di Love Is a Rose, Star of Bethlehem e Little Wing si può non parlare (le abbiamo infatti già amate tutte in “Decade”, “American Stars’n’Bars” e “Hawks and Doves”), lo stesso discorso non vale per la title track, né per White Line, entrambe canzoni qui presenti in forma più scarna di quelle registrate più avanti con i compagni di sempre Crazy Horse.

Il resto della track list, come già detto, sarà invece una sorpresa per la gran parte degli ascoltatori: una bella sorpresa. L’opener Separate Ways sarebbe probabilmente oggi un classico, dolce e contemporaneamente tesa, con quella scala discendente nella strofa che è pura pelle d’oca. Try è perfetto pop country e non avrebbe sfigurato neppure nell’epocale “Harvest”, Mexico è una ballad orchestrale alla A Man Needs a Maid, ma ancora in stato embrionale, solo pianoforte e voce. Lo spoken word drogato di Florida riprende i Velvet Underground e anticipa di un decennio Nick Cave, Kansas è un bozzetto acustico di rara bellezza, We Don’t Smoke It No More un blues sanguigno, Vacancy il gioiello elettrico.

Nonostante l’uscita di ottimi album come quelli di Disq, Porridge Radio, Trace Mountains, Algiers o King Krule, questo disco registrato 45 anni fa è con ogni probabilità una delle migliori pubblicazioni discografiche in ambito rock di questo 2020.

Andrea Manenti

 

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