La primavera è iniziata con un sacco di bei dischi, siete sicuri che non vi siete persi qualcosa? Date un occhio qui sotto alla musica più fresca di aprile.

 

Pinty – City Limits

Direttamente da Londra Sud, Pinty è la tessera che mancava nel puzzle più interessante e vario d’Europa: la scena underground inglese. Rythim Section è l’etichetta per il quale il rapper ha fatto uscire il suo Ep d’esordio, “City Limits”. Lui è un vero e proprio Master di Cerimonia, nel senso che celebra il party, lo descrive, ci entra dentro con tutta la sua energia; vive la notte e si sveglia sul tetto di un palazzo con una vodka in mano, pronto a respirare un’altra volta le strade di Peckam. L’attitudine da primo Snoop Dogg anni ’90 compensa il suono pienamente contemporaneo, con armonie acid jazz dettate dal rhodes del famigerato Joe Armon Jones e  drum machine a cavallo tra cassa dritta, break beat e drumnbass. Insomma, un disco underground con la U maiuscola, c’è  street poetry, disagio urbano ed il soundsystem delle 4 AM.  C’è la voglia di uscire dai confini metropolitani, ma la consapevolezza di non riuscirci.

 

The Cinematic Orchestra – To Believe

A distanza di 12 anni dal loro ultimo disco in studio “Ma Fleur”, i The Cinematic Orchestra non si smentiscono ed escono con l’ennesimo capolavoro. Un album intimo, scuro ma ricco di magia e colpi di scena: voci strettamente soul e gospel emergono da un tessuto sonoro morbido, improntato sulla musica classica ed appunto “cinematografico”. Il fondatore Jason Swinscoe, infatti, ha deciso di collaborare in buona parte dei brani con sue vecchie e nuove conoscenze di cantanti di musica black,  e compaiono dei nomoni quali Moses Sumney,  Roots Manuva, Tawiah, Grey Reverend, Heidi Vogel. È incredibile la naturalezza e la spontaneità di ogni singolo brano, tutto è al proprio posto e nulla si poteva fare meglio di come è stato pensato: elegante, puro e studiato al dettaglio. I TCO con questo disco sono arrivati ad una maturità musicale e compositiva incredibile, di sicuro una delle più belle uscite discografiche degli ultimi anni.

 

Eva Geist – Urban Monogamy

Eva Geist è un’interessante scoperta per quanto riguarda la scena italiana all’estero. Originaria calabrese, la produttrice e cantante Andrea Noce cavalca la Berlino dei suoni analogici, quella con la passione degli 80s e che in contemporanea ammicca a qualcosa di nuovo. In attesa di un lavoro ufficiale, “Urban Monogamy” è un breve Ep che inscena malinconie ipnotizzanti, dancehall nella lava e voci lontane da sogni febbrili: quello che andrete a sperimentare sono 20 minuti di immersione all’interno di passioni vintage che ruotano attorno a melodie ammalianti, a riff di basso che sembrano i gironi dell’inferno. “Erano altri tempi”, sussurra la Geist, tra parole che si incrociano impastate in un vero e proprio pelligrinaggio verso il groove definitivo. Questo progetto promette a dir poco bene, e lascia sicuramente l’acquolina in bocca per le prossime uscite.

 

Ella Haber – Clay

È una 20enne di Sidney, da 15 lavora per il suo debutto ed è l’unica donna presente alla trasmissione Worldwide Fm australiana. Oltre ad essere una multi-strumentista (tromba e pianoforte), Ella Haber si fa riconoscere per un lirismo freschissimo intriso di jazz e soul: la sua voce senza filtri risulta essere senza tempo ed incredibilmente matura per la sua giovane età. Insomma, per convincere uno come Jordan Rakei a produrle ed arrangiarle i brani, ci vuole del potenziale. Infatti, il produttore/musicista australiano ma con base a Londra non ha perso tempo: “In un clima in cui gli artisti spesso prendono scorciatoie, la determinazione e la forte visione di Ella la faranno risaltare dal resto. È stato un piacere dare vita al suo modo di scrivere canzoni”. In un ambiente ultimamente un filo conservatore quale è il soul, la Haber è una piacevole scoperta all’insegna della spontaneità, e “Clay” lo dimostra a pieno titolo.