Salutiamo gli ultimi giorni d’inverno ballando: i Mount Moriah ci dicono How to Dance. Lo fanno con un album che sembra la colonna sonora ideale di quei pomeriggi più chiari che precedono l’arrivo della primavera.
Heather McEntire, con il suo fascino da piccola volpe, tiene insieme il trio: Jenks Miller e Casey Toll provengono, come lei, da background diversi. Li unisce la loro lunga amicizia e l’amore per la musica folk americana.
Come sempre, è McEntire a dirigere la scena e, anche questa volta, lo fa alla perfezione: una voce, una chitarra e un basso sono quanto basta per farci respirare l’aria del North Carolina. La purezza delle voci che fanno da sfondo a quella, sempre centrale, di McEntire, e l’incursione di qualche ospite – percussioni, sassofono, pedal steel – delineano meglio i contorni del paesaggio. Ed è così che siamo arrivati ai piedi dei monti Appalachi.
Quest’album è la carezza di una brezza fresca e leggera. I Mount Moriah hanno deciso di mettere sotto chiave le tonalità più cupe dei lavori precedenti. Adesso, i colori del loro indie folk assumono sfumature più luminose. Prendete Calvander e Chiron: c’è speranza, c’è ottimismo là fuori. How to Dance non tradisce il passato, fa solo un passo avanti: è come se qualcuno avesse deciso di rinnovare casa buttando giù qualche parete per far entrare un po’ di luce.
Piccolo consiglio: se nei prossimi giorni vi ritroverete a guardare la pioggia attraverso la finestra del vostro appartamento in città, fatelo sulle note di Baby Blue.
Laura Musumarra

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
