L’esordio della band catanese Monolitich Elephant mette ben in mostra un trio con le idee chiare. Sei brani per più di un’ora di musica pesante, ricercata, di nicchia, che piacerà ai patiti del genere, mentre difficilmente troverà un pubblico al di fuori del circuito metal/prog.

Basti il titolo d’apertura, Moloch, per descrivere questo album. Riff anni Settanta, potenza heavy, stacchi precisissimi. La vera anima di questi musicisti sta però nelle successive The Unbaptized and the Virtuous Pagans Pt I e The Unbaptized and the Virtuous Pagans Pt II, sostanzialmente un’unica suite di più di trenta minuti di durata. L’inizio è affidato a un coro di matrice clero-medioevale. Quest’atmosfera, grazie all’utilizzo dell’organo, rimarrà per il resto del primo brano, che poggia su un’epicità oscura, inframmezzata in più punti da un giro dal sapore sabbatthiano e assoli lievemente psichedelici.

Più doom, con una distorsione marcatamente più pesante, il secondo pezzo, del quale incuriosiscono gli assoli doppiati in falsetto; la parte centrale è a ballata, mentre il ritmo riprende nel finale: pastiche sonoro forse fin troppo esagerato. Particolare il canto a filastrocca della successiva Drawing Minds, con un finale sui generis fra elettronica, piano e chitarra pulita, mentre Carnival of Souls è sicuramente il momento più metal dell’intero lavoro. Il finale è affidato a Spleen Mountain’s Giants, continuo saliscendi fra sacro e profano, duro e tranquillo con conseguenze ipnotiche nell’ascoltatore.

Andrea Manenti