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di Giulia Bartolini

Live Report

In questo duemilasedici i Ministri a Milano ce li siamo beccati un bel po’ di volte, se non in concerto in giro per locali. Qualche fortunato frequentatore di festival li aveva già visti suonare l’album “I soldi sono finiti” quest’estate, ma c’era troppo bisogno di rendere la cosa concreta e di trasformarla in un tour che avesse nel nome stesso l’essenza di questi dieci anni di carriera musicale. Dieci anni bellissimi, appunto, dieci anni dal debutto di quell’album che suona ancora fresco, come se fosse stato scritto ieri.

Doppia data sold out a Milano, ai Magazzini Generali, irripetibile ed imperdibile. La prima delle due serate è già trascorsa, anche troppo velocemente, e noi ce la siamo goduta proprio tutta. Una serata a base di scariche multiple di adrenalina, somministrateci una dopo l’altra senza tempo concessoci per prendere fiato. Due gruppi danno il via alla serata. I primi ad esibirsi sono La colpa, giovane rock band milanese che si è aggiudicata, piuttosto meritatamente aggiungerei, l’onore di aprire le danze. Tengono bene il palco, invogliano il pubblico al pogo e se ne fregano della convenzione di Stoccolma! Bravi voi, continuate così! Dopo tocca ai Giorgieness, altra band dal duro sapore rock, capitanata da una forse solo apparentemente dolcissima Giorgie D’Eraclea, tutta sentimento, calze nere e capelli rosa. Il suo batterista sta suonando con una costola rotta, ma non se ne sarebbe accorto nessuno!

In perfetta linea con il timing della serata salgono finalmente sul palco i Ministri. Ad accompagnare i tre componenti della band c’è alla chitarra Marco Ulcigrai, collaboratore live in prestito da Il triangolo. Nemmeno il tempo di prender nota di ciò che sta succedendo che sono in un vortice umano sulle note di “La mia giornata che tace”, pezzo in apertura. Ma se vai al concerto dei Ministri lo sai, se vuoi stare davanti devi essere forte! Per chi rimpiangesse il fatto di non essere stato presente ai primi live dei Ministri, questa serata poteva essere la serata giusta per rifarsi sul serio, per sentirsi dieci anni più giovane e catapultarsi indietro nel tempo. Se non eravate nemmeno qui, peccato! Vi siete persi dieci anni di rock alternativo, dieci anni di chitarre impazzite, dieci anni di gioie e dolori, un Divi sentimentale, chiacchierone più del solito e un Dragogna nostalgico e come sempre pungente.

Succede di tutto, vola un reggiseno sul palco, la folla è impazzita, i Ministri ci raccontano di quando tornavano a casa sbronzi da un concerto, dieci anni fa, quando i loro live erano poco frequentati e il pubblico non faceva fotografie con i cellulari. Tra una canzone e una chiacchiera è già tempo del bis. Tornano sul palco con una versione acustica di “La piazza”, da sciogliersi in lacrime. A (più o meno) sorpresa, salgono sul palco gli amici Selton per un solo brano insieme. Allora a quel punto la curiosità è alle stelle: saranno i Ministri ad immergersi nelle atmosfere del carnevale di Rio per gente alternativa, o saranno i Selton a fare un po’ di sano e duro rock? E niente, Divi indossa un berretto e osano, tornano indietro negli anni settanta e ci suonano e ci cantano Rock the casbah dei The Clash! Brividi! Il live non poteva non concludersi sulle note di “Abituarsi alla fine” con annesso stage diving sulla folla! Buona pausa Ministri, e che sia produttiva!

Marilena Carbone

SCALETTA: La mia giornata che tace / I nostri uomini ti vedono / I soldi sono finiti / I muri di cinta / La sacra quiete della sera / Il mio compagno di stanza / Le mie notti sono migliori dei vostri giorni / Lo sporco della Grecia / Il sangue dal naso / Piano per una fuga / Il camino de Santiago / Non mi conviene puntare in alto / BIS: La piazza (acustic version) / Rock the casbah – The Clash (cover con i Selton) / Meglio se non lo sai / Diritto al tetto / Abituarsi alla fine.