Giovani grunge rocker bresciani crescono, giungono agli enta e si evolvono. Il tutto, bene dirlo subito, non è assolutamente un peccato. Paolo Morandi e compagni infatti prendono una direzione di lavoro ben precisa, smussano gli angoli senza smettere di graffiare, non urlano ma “prendono” comunque l’ascoltatore.

Se le fondamenta poggiano salde su un wall of sound che può ricordare da vicino un’esperienza oltre manica come quella dei Placebo, le undici tracce di cui è composto questo terzo lavoro sulla lunga distanza (le registrazioni sono addirittura dell’estate 2014!) sperimentano molto, giocando volentieri con arrangiamenti più pop del solito grazie all’utilizzo di tastiere, chitarre acustiche ed archi, e raccontano storie, storie di chi magari inizia a sentirsi un po’ più vecchio, ma ancora dannatamente vivo.

“Voglio essere giovane” è un vero e proprio anthem, lucido, ragionato e con un ritornello killer, mentre “Dimmi la verità”, anche grazie all’hammond, suona più blues e ricorda certe cose dei Black Keys. È “D’estate al mare” però il primo fulgido esempio di piena maturazione avvenuta grazie al testo aspro e ai continui sbalzi di climax emozionali, così come “Lei dice” è una bellissima ballata d’amore che avrebbe potuto scrivere un Baccini più rock del solito. “Stelle cadenti” e la title track giocano con l’elettronica e, pur straniando al primo ascolto, entrano presto in mente e non lasciano più. “Berlino”, singolo già conosciuto da più di un anno, è il collegamento con i vecchi Marydolls, mentre “C’è chi” è un’allegra filastrocca bandistica poggiante sui due accordi di nirvaniana memoria qui proposti unplugged. “Oggi mi butto” è melodicamente ok, ma forse fin troppo ammiccante, “Rapina” ricerca certe atmosfere poliziesche ripescate recentemente ad esempio dai Calibro 35, infine “La parolina giusta” manda tutti a nanna fra leggerezza e grezzume. Il disco della maturità, senza se e senza ma. Peccato si sia dovuto aspettare così tanto per averlo…

Andrea Manenti