Mark Lanegan ha due grandi qualità che lo rendono francamente inattaccabile: una bellissima, cavernosa voce e un’attitudine assolutamente vera. Dopo una lunga carriera come frontman degli Screaming Trees negli eighties e nei nineties, svariate collaborazioni e dischi solisti all’insegna dell’accoppiata chitarra acustica-voce, nel 2004 il lupo di Seattle pubblica “Bubblegum”, primo album uscito con la dicitura Mark Lanegan Band, opera sfaccettata e di altissimo livello qualitativo.

La sigla, dal successivo “Blues Funeral” in poi, rappresenterà un modo molto particolare di vedere la musica: una sperimentazione riuscitissima di crossover fra elettronica, blues e rock dalla quale Mark ne esce senza perdere un pizzico della sua originalità. “Gargoyle” conferma ciò che l’artista ha dimostrato di saper fare negli ultimi anni e, se possibile, alza ancora un po’ il tiro aggiungendo alla formula magica non poco di un nuovo inaspettato ingrediente: il pop.

Sono infatti le dolci ed epiche melodie figlie degli U2 del successo planetario di pubblico e critica (quelli che vanno da “Joshua Tree” al sound di “Zooropa”) a risplendere nelle due tracce migliori del lotto: la dolce ballata “Goodbye to Beauty” e la conclusiva e bellissima “Old Swan”. Altrove una chicca come “Emperor”, dove il nostro gioca a fare il verso all’Iggy Pop da classifica di “The Passenger” (goduria pura!), il blues sintetico di “Sister”, la sciabolata dark di “Nocturne”. L’ennesima fangosa gemma.

Andrea Manenti

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