Dopo averci fatto consumare il tasto repeat su Non me ne frega niente e gli altri brani in anteprima, l’attesa per il nuovo album di Levante è finalmente terminata. Finalmente, dal 7 aprile, “Nel caos di stanze stupefacenti” è ovunque.

“Manuale Distruzione” (2014) metteva in copertina una Claudia – in arte Levante – estremamente spontanea, ritratta con l’abito da sposa della madre. In “Abbi cura di te” (2015), il mood era totalmente onirico. Qui, invece, Claudia è una ragazza in culottes e canottiera caduta per terra, caduta – un po’ alla Narciso – sopra il suo riflesso. L’impeccabile estetica del booklet non è tuttavia un tentativo di distogliere l’attenzione dell’ascoltatore dalla musica. Le immagini sono solo un altro modo in cui Levante ci concede di sbirciare nelle sue «stanze».

Sulle note del pianoforte di Caos (Preludio), ci addentriamo nell’album in punta di piedi. Il brano lascia presagire un disco dall’atmosfera trasognata, vaporosa, dai toni pacati. Ma quest’impressione vien presto smentita: 1996 La stagione del rumore è un pezzo energico, tagliente, con tutte le carte in regola per diventare colonna sonora della prossima bollente estate. Di Io ti maledico avevamo già avuto un assaggio a marzo. La canzone è un incantesimo con cui Levante condanna, senza perdere la sua consueta grazia, gli amori promessi e disattesi, gli incontri attesi e mai arrivati. A seguire, con Non me ne frega niente, Claudia veste i panni dell’utente medio di Facebook. Il pezzo, data la sua ampia rotazione radiofonica, non necessita di presentazioni. Tuttavia, l’ascolto su disco ci fa scoprire che, aldilà del motivetto accattivante, c’è un forte intento, ovvero quello di svelare il reale egoismo che spesso si cela dietro le ondate di #Prayfor e #Jesuis.

Il ritmo rallenta con la malinconica ballata IO ero io, per poi riaccelerare con Gesù Cristo sono io, una traccia dal titolo ardito che parla della violenza nei rapporti di coppia. Un altro pezzo particolarmente impegnato è Santa Rosalia. La filastrocca spiega e difende, con parole tanto semplici quanto importanti, il diritto ad amare – che, fondamentalmente, coincide con il diritto ad essere sé stessi.

Ad ogni modo, l’album non manca di brani luminosi (Diamante) e ironici, come Pezzo di me, realizzato (e cantato) in collaborazione con Max Gazzé. Un consiglio: aspettate il ritornello prima di bollare il titolo come banale.
Il disco si chiude con un climax discendente: Le mie mille me, che sembra riprendere il motivo della copertina, Sentivo le ali e Di tua bontà, forse il pezzo meno orecchiabile delle 12 tracce.

Tirando le somme, “Nel caos di stanze stupefacenti” è un album orientato sul sé, che sa raccontare tanti io diversi, tante storie diverse – tante, quante le caotiche stanze dell’anima. In questo microcosmo entropico, intravediamo il nostro riflesso e, finalmente, riusciamo a guardarci negli occhi. Ben venga, dunque, il caos – fuori e dentro di noi.

Arianna Emmeline Rizzi