Lena Dunham è una giovane donna intelligente e, che piaccia o meno, è un vero talento. Lo ha confermato nell’ultima (forse, ma spero di no) ultima stagione di “Girls”, dove la sua scrittura è migliorata, dove alcune puntate hanno la qualità e la bellezza di un film, ma ne parlerò diffusamente un’altra volta.
Quello che più mi piace di Lena, figlia d’arte e d’artisti, è la sua femminilità e il suo neo-femminismo. Nuovo nel modo in cui non è ancorato a miti passati ma che si rivolge al femminile senza paragone con gli uomini, parlando di femme, sessualità, cultura, difficoltà, potere e di tutto ciò che riguarda la vita e la crescita sotto una prospettiva femminile. Il suo tocco è sempre facilmente riconoscibile, il suo sguardo empatico, semplice e sfrontato. L’esibizione del proprio corpo, di una sessualità libera, di derive poetiche e di cinismi e di una realtà che non sempre è idilliaca come sembra (o come avevamo sognato) e in cui si è sempre alla ricerca di un’anima gemella, dove alla fine quello che cerchiamo è solo la libertà di trovare noi stessi, indipendemente dal bisogno dell’altro.
Negli ultimi tempi, sempre più celebre e impegnata, la Dunham, ormai vicina ai trent’anni, ha sostenuto la campagna di Hillary Clinton, tanto da “difenderla” negli ultimi giorni rispetto ai rapporti con i rivali, tutti uomini caucasici, dicendo che i media “used to the intense scrutiny and some of the kind of hatred we’ve -received around “Girls”, but every day Hillary is campaigning against a set of odds that none of the other candidates can even imagine”, e ha aggiunto “The other candidates are white men and they cannot understand, even if they can understand it intellectually, what it’s like to be under that kind of attack, and I’m so impressed by the way she continues to soldier forth”. Politica a parte, dopo queste prese di posizione amo ancora di più Lena, e sogno sempre di più un mondo popolato da donne così, che lottano e che fanno sentire la propria voce.
Il Demente Colombo