Ci sono dei film con maschere che non è difficile togliere, che si smascherano da soli. “La famiglia Fang” è uno di questi. Filmetto finto indipendente tratto da un best-seller (e già qui c’è qualcosa che non va), con una diva al botulino (la un tempo bellissima Nicole Kidman) e l’attore di un telefilm della mia infanzia (il mio amico Ricky) che ha recitato per film altrettanto falsamente indipendenti che hanno interessato l’Academy (“Juno”e “tra le nuvole”)e che si è dato alla regia ispirandosi, come egli ha dichiarato, ai migliori autori contemporanei (tra cui i fratelli Coen e Pal Thomas Anderson…gli piacerebbe, aggiungerei).
La trama del libro di Wilson potrebbe salvare tutto, persino farci apprezzare il fastidioso viraggio seppia, i colori smorti, le prove scolastiche dei due protagonisti. Una regia che annoia subito, nonostante il sempre eccezionale Cristopher Walken e i bellissimi siparietti delle improvvisazioni artistiche dei coniugi Fang e prole. Ma anche questo non è merito della regia, che mortifica un romanzo bello, folle e malinconico. La colonna sonora, le lacrime, si perdono nell’evocazione che non lascia nulla al caso e al cuore dei sentimenti dello spettatore. Prodotta dalla Blossom Films di Nicole Kidman, “la famiglia Fang” è un’opera che intreccia una riflessione sul rapporto tra vita e arte, su che cosa sia o meno un atto artistico, con una visione moraleggiante (e psicologizzante) sui rapporti tra genitori e figli. Dopo un inizio interessante, una parte centrale misteriosa, con uno sviluppo non banale, il film si perde come si detendono e flettono i rapporti tra i membri della famiglia Fang, quando ne vengono svelati misteri e meschinità. Ne risulta un film piacevole, che spreca tutte le potenzialità irresistibilmente grottesche e le dolci stramberie del libro, finendo per inscenare un dramma familiare con tonalità agrodolci e un retrogusto rassicurante, un malinconico intrattenimento. Un’opera che non resterà nella storia né del cinema né dell’arte, un’occasione sprecata, anche per Nicole Kidman che non riesce più a tornare allo splendore di un tempo.
Il Demente Colombo