China Girl galleggiava in una valigia approdata a Bondi Beach all’alba di un mattino ventoso. A guardare attraverso le crepe del suo corpo e le oscurità del suo destino tornerà Robin, di nuovo a Sidney per far rimarginare le proprie ferite. Questo è l’inizio della seconda stagione di Top of the Lake, di Jane Campion, in cui la protagonista si avventura in nuove acque alla ricerca di Mary, figlia perduta, cercando di dare un nome al proprio dolore.
Per questa miniserie la Campion torna a lavorare con una delle sue attrici feticcio, Nicole Kidman, come Holly Hunter nella prima stagione con lunghi capelli grigi come firma (tricologica) d’autrice. La protagonista è ancora Elisabeth Moss, intensa e fortissima detective in mezzo ad una storia che nasce dall’acqua, come elemento di vita e di morte. In quest’anno dove si sono visti molti prodotti più o meno autenticamente rivolti al femminile, “China Girl” è il migliore, il più adeguato, intelligente e straziante (ma anche il meno pubblicizzato). Scritto e diretto dalla regista di “Lezioni di Piano“, narra ancora le debolezze della polizia e ancor di più quelle di Robin, che la sostengono nella propria incredibile potenza, trascinandola verso una nuova vita.
Amo Jane Campion, perché racconta donne imperfette, mosse da un’intelligente passione. Il cambiamento di Robin, mosso ancora una volta da una relazione fallita, si esprime in una delle prime sequenze di struggente bellezza (un abito da sposa bruciato sulle rive di un lago mentre cala la sera), in un ciclo di elementi primari; Il fuoco e l’acqua, materia materna per eccellenza (subito evidente dalla sigla iniziale dove un apparente lago diventa ovocita ed embrione).
Il racconto intreccia il destino donne con storie di vita diverse, differenti età e solidarietà, pretesto per addentrarsi in una discussione più ampia sulla sessualizzazione e mercificazione non solo del loro corpo ma anche della loro anima (le prostitute dell’inquietante Alexander sono sfruttate e plagiate). Oggetti di sguardi e parole di uomini violenti o di ruoli che impediscono di vedere oltre a se stesse, sono donne spezzate, come Robin, frantumata nell’anima e nel corpo, picchiata, morsa, massacrata ed infine pronta per accogliere il contatto di mani desiderate (in una passione come solo Jane Campion sa raccontare). Da guardare, più che una mini-serie un film che dura tanto da entrare sotto la pelle.
Il Demente Colombo