Di quello che avevamo conosciuto nel suo primissimo lavoro solista, “Comet”, vengono a mancare soprattutto le situazioni più inavvertibili che colpivano l’ascoltatore. Questo “Higher Living”, a metà strada tra un EP e un album, non si discosta però totalmente da quel mondo cui ci aveva abituato. Per L I M (al secolo Sofia Gallotti) si tratta di una progressione. La chiave per comprendere il suo secondo lavoro è quella della sperimentazione, intesa dal punto di vista più riflessivo e intimo. Un passo in avanti rispetto a “Comet”, ma in un certo senso ripulito di quelle atmosfere eteree per lasciare spazio a nuovi racconti.

In principio fu YSK, il singolo apripista di questa avventura in 8 pezzi (nient’altro che l’acronimo di You Should Know). Una sorta di super ballatona electro-pop che porta l’ascoltatore sulla strada su cui L I M ha deciso di proseguire il suo percorso, in cui il mantra liberatorio sono quelle tre parole, essenziali, ripetute in modo lineare dall’inizio alla fine. Il secondo estratto, Rushing Guy, si muove invece su due binari che rappresentano idealmente le due velocità del pezzo con tutte le sue sonorità più fredde, che anche in questo caso sono state prodotte da RIVA.

Nella sussurrata Wet Gold, prevalgono i conflitti del nuovo disco, nel modo più fluido ed emozionale possibile. Le percussioni tornano prepotenti verso metà strada, (Fire Baby (4 U)), quando il gioco della sperimentazione si mette da parte e a prevalere è quella natura più primordiale. La stessa corposità dei suoni che si aprono all’inquietudine, costellata da suoni spezzettati come in Through the Dust. Quando poi le atmosfere soffuse fanno di nuovo capolino (Let it Be), ma in modo più raccolto, è finalmente chiaro che il sipario è pronto per calare anche questa volta.

Caterina Gritti