La fascinazione dei musicisti inglesi verso r’n’b, blues e soul è argomento noto ai più. Spesso l’incontro tra queste due culture così differenti ha dato ottimi risultati, basti pensare a Rolling Stones, Led Zeppellin, ‘Slowhand’ di Eric Clapton e il Northern Soul. Altre volte i frutti del connubio in questione sono stati mediocri e vagamente posticci.

Per quanto divertenti, sudati e sbarazzini, Kitty, Daisy & Lewis appartengono a questa seconda categoria. I fratelli Durham provengono da Kentish Town, un quartiere nei pressi di Camden Town, zona di artisti. Iniziano a suonare fin da giovincelli ed esordiscono circa 10 anni fa, nel 2008. Accompagnati sia su disco che dal vivo da Daddy Grazz, Ingrid Weiss e Eddie ‘Tan Tan’ Thornton, sono giunti oggi al quarto album: “Superscope”. È chiaro fin dal titolo che i riferimenti delle nove canzoni sono i primi anni ’60: sogni a colori di minigonne, frangette, Twiggy e Paul McCartney.

Si comincia con You’re So Fine, pezzo dal piglio aggressivo e dal tiro giusto, un’ottima rilettura de i compatrioti Animals. Si continua meglio con The Game Is On, una versione in levare della psichedelia in stile Jefferson Airplane. Ci si perde poi nelle paludi della maniera, sprofondando in una sorta di rhythm and blues sotto effetto di anfetamine. Ci si risveglia grazie a Black Van: ritmi surf, coretti doo-wop e ricordi sbiaditi di Dick Dale and The Del-Tones.

I ritmi poi rallentano con Love Me So e Just One Kiss, ballatone vintage in stile Chess Records. Non aiutano i coinvolgenti rockabilly di Down On My Knees e Whole Lot Of Love a contribuire a scacciare quell’aura di già sentito. Ci accompagna all’uscita, tra lampade violacee ed eccentriche carte da parati, l’organetto Hammond di Broccoli Tempura. Simpatici, dagli ottimi arrangiamenti e ben prodotti, ma decisamente fuori tempo massimo.

Lesterio Scoppi