Schermata 2016-03-24 alle 18.44.02Sono dei bravi ragazzi del Tennessee, o almeno una parte di loro, che cominciarono a suonare giusto pochi anni fa, componendo canzoni inizialmente prettamente cristiane, suonando per un pubblico di bigotti del profondo sud degli Stati Uniti. E poi sono cresciuti. Il loro stile, i visi, le atmosfere, ricordano molto quell’ambiente da cui arrivano, folkloristico ma piacevole a suo modo, ma quest’album è sicuramente un passo avanti, verso una sistemazione stilistica più commerciale e adattabile ai gusti correnti. Il titolo dell’album infatti, Folk Hop ‘n Roll, è la giusta combinazione dei tre stili: c’è Hip Hop, Folk e Rock’n Roll, accompagnata dalla voce di Judah, il cui nome è perfetto per l’ambiente cristiano in cui è cresciuto, che riesce ad adattarsi facilmente a questi cambiamenti di stile, di canzone in canzone. E come ogni band del sud che si rispetti, il mandolino ed il banjo caratterizzano il loro sound folk/rock con riff che ti lasciano la sensazione di vedere questi rednecks americani, con lo stelo in bocca, scalzi e con il cappellino, che fanno casino. Però Folk Hop ‘n Roll è differente, i ragazzi di Rich Kids sono cambiati e hanno messo più energia alle loro canzoni.

Folk-Hop Sound è esattamente quello che ti aspetti da una canzone che porta questo titolo e anche se Reputations e Forever, Always sono i singoli che promuovono l’album, io ho mandato in loop almeno 100 volte Take it All Back per un weekend consecutivo. Better Man non sarà la cover dei Pearl Jam (o forse si?) ma suona da Dio.

Quattro bravi ragazzi che fanno musica pulita, senza testi troppo deprimenti, ma energici e vitalici, mescolando strumenti e generi lontani tra loro, creando così un album che è davvero per tutti. E forse questo è il loro unico limite, perché noi tutti vogliamo sempre qualcosa di particolarmente complicato e personale, proprio perché possa piacere solo a noi e non coinvolga troppi ascoltatori. Comunque, con il benestare di Dio e dei bigotti del Tennessee, approviamo quest’album.

Federico Trevisani