È uscito per La Sete Dischi “Convivenza Arcade”, il nuovo Ep di Jocelyn Pulsar. Come scrive lui stesso sulla sua pagina Facebook, “uscire a dicembre vuol dire essere fuori da tutte le classifiche dei migliori dischi dell’anno. Nel mio caso, anche uscire il 5 agosto”. Autoironia. Ecco ciò che trapela da molti pezzi del cantautore romagnolo, che non è di certo un novellino del panorama indie italiano e, dopo aver pubblicato diversi EP e album con etichette più o meno
conosciute, non mi sembra che con questo disco possa (o voglia?) “fare il botto”.

Pulsar canta di storie di vita quotidiana, di amore, di delusioni e di paure utilizzando sonorità semplici e non artificiali: batteria, chitarra e voce per lo più. Testi leggeri e qualche gioco di parole velatamente nostalgico degli anni ’80. Stilisticamente potrebbe ricordare Calcutta, come in L’altro Baggio; a tratti la voce di Silvestri, come in L’indie senza pubblico. Con il suo accento e i “me” e “te” dalle vocali aperte e l’intro di Bella coppia, ricorda vagamente qualche pezzo di Dente. Il titolo fa immediatamente pensare ad una vecchia consolle dei videogiochi, impressione poi confermata dalla cover del disco e dal testo della title track, in cui Pulsar canta come è vivere insieme a un’altra persona: condividere la quotidianità e a volte nascondere delle cose.

E canta anche della paura di essere lasciato, ma con una speranza: se i Guns sono tornati insieme, perchè lei non dovrebbe ritornare? Evidentemente è ritornata, dato che nel pezzo Domani mi sposo racconta, con parole schiette e un ritmo orecchiabile, delle paure che lo assillano il giorno prima di sposarsi per tutte quelle cose che farà per l’ultima volta da single. L’Indie senza pubblico è il pezzo più ritmato e che rimane impresso soprattutto perchè lascia con qualche dubbio quasi esistenziale: ci sono artisti “indie senza pubblico” e poi ci sono artisti indie che seminano un soldout dopo l’altro e a cui vengono dati palchi prima affidati solo ai “big” internazionali.

In che direzione sta andando, dunque, l’indie italiano? Al momento non riesco a rispondere a questa domanda, ma se tutto ciò servirà a diffondere sempre meno musica da talent show, la cosa può essere considerata sicuramente un bene. L’Ep si avvicina alla chiusura: in L’altro Baggio, attraverso una metafora calcistica, Pulsar afferma con convinzione che dentro di lui c’è un fuoriclasse, che probabilmente non riesce a venire fuori; e sulle note di In morte di Barbarella, attrice trova il suo “modo originale per ritardare il finale”. A questo punto mi chiedo: quella di Pulsar è solo autoironia o anche un po’ rassegnazione?

Mariangela Santella