Si può essere così devoti verso qualcuno o qualcosa senza esserne ossessionati o arrivare a perdere la testa? Senza rimanerne feriti e, quindi, in qualche modo, maledetti per sempre? Queste sono le domande che Joan Wasser, meglio conosciuta come Joan as Police Woman, si è posta tante volte durante la sua vita e con le quali cerca di fare i conti nel nuovo album “Damned Devotion”.

Per iniziare, l’elegante Wonderful accoglie l’ascoltatore con la sua sonorità un po’ r’n’b, che poco dopo porta al brano successivo, senza quasi farcene rendere conto. Si tratta di Warning Bell, che Joan definisce una canzone sul rimpianto; rimpianto per l’eccessivo romanticismo e ingenuità che la caratterizzano nelle relazioni, a tal punto da averle fatto desiderare tante volte che ci fosse un campanello di allarme che la svegliasse dallo stato di incoscienza e di sogno, pur volendo comunque conservare quell’innocenza (If there was a warning bell, I’d know, but all I hear is music, soft and low, I never see it coming).

La batteria è lo strumento con la quale l’artista ha cercato di giocare e sperimentare suoni nuovi, manipolando quelli del batterista Parker Kindred per creare canzoni quanto più possibile «libere e selvagge», come afferma la stessa artista. Joan racconta: «For me, everything comes from the drums, the heartbeat; it’s just gospel that the music is only as good as the drummer».

In Damned Devotion e The Silence si sente particolarmente la presenza importante della batteria; in The Silence il suo groove persistente e il suo ritmo le conferiscono un’urgenza quasi oscura e inquietante. Mentre la canzone avanza, i canti e le battute di mani aumentano la tensione: si tratta di un brano politicamente impegnato, il cui il canto è stato registrato durante la Women’s March di Washington, tramite cui Joan vuole incitare a combattere per i propri ideali e a dare voce a ciò in cui si crede.

Tell me risulta un brano coinvolgente nel suo essere ripetitivo, data la richiesta quasi ossessiva rivolta al partner, «Tell me tell me tell me what do you want», continua a ripetere Joan. Steed (for Jean Genet) è uno dei brani più funky e soul vecchio stile dell’album. Non manca il riferimento alla morte: What It was Like è la canzone scritta per la recente perdita di suo padre. L’artista ha dovuto affrontare molti momenti difficili durante la sua vita, ma ciò che l’ha salvata e che le ha permesso di capire i suoi sentimenti, di avere speranza e di andare avanti, è stata la musica. E la musica continuerà a salvarla. È qualcosa che non può scegliere, è così e basta e cerca di farcelo capire tramite ogni traccia di “Damned Devotion”.

Tutti i suoi sentimenti vengono così riversati in 12 pezzi seducenti e sensuali, ma anche malinconici, creando un album che è sofisticato, riflessivo, intimo, notturno, dolceamaro, a tratti lamentoso. Sentimenti che esprimono quanto sia forte e allo stesso tempo vulnerabile l’artista. Mi chiedo quindi che cosa sia questa dannata devozione. Probabilmente è la sua dannata devozione per l’amore, che è anche e soprattutto, amore per la musica.

Mariangela Santella