jet-set-roger-lovecraft-polesine-lovecraft-polesine-copertinaProgetto da ammirare, il nuovo del cantautore bresciano Jet Set Roger. Sulle scene già da un ventennio, questa volta l’ex glam boy ha deciso di riprendere un articolo uscito dieci anni fa sulla rivista “I meridiani”, in cui si parlava di un possibile carteggio fra il maestro dell’horror americano H. P. Lovecraft e un suo amico, all’interno del quale si parlerebbe di un viaggio fatto dallo scrittore a inizio Novecento nel Polesine. L’album che è uscito da questo concept, accompagnato da un bel fumetto disegnato da Aleksandar Zograf, invita l’ascoltatore ad entrare in un mondo misterioso ed antico, sicuramente affascinante.

L’iniziale “Rovigo” narra dello smarrirsi visto come possibilità di avventura e gode di due inframezzi strumentali di atmosfera cupa, alla Nick Cave, ma la storia vera e propria inizia con la successiva “Un fortunato incontro”: siamo in una vecchia osteria e si danza in mezzo ai fantasmi che verranno. “Grand Tour” è più pop rock e rimanda a certe cose dei Baustelle, in questo brano il protagonista favoleggia su ciò che sarà. “È sempre festa”, rock seventies con tanto d’organo, sviluppa il tema del sentirsi stranieri, diversi, pur se accettati, “Sonia” è un innamoramento di ottima fattura pop con tanto di la la la finale, “Una buona idea” gode di un bridge melodicamente morrisseyano (Andy Rourke è qui come in altre tre canzoni al basso e probabilmente non è un caso).

Con “La fine del viaggio” siamo arrivati alla meta ed il mood si fa più gotico e scuro. “Giorni d’attesa” esalta il valore della solitudine rispetto alla vacuità della vita di molti, “Qualcosa di importante” è il brano più rock ed il climax della suspence, ne “La ricorrenza”, dove il mistero si fa più reale, aleggia lo spirito di Miro Sassolini. Giunti a “La burla”, il suono si fa più crudo e la melodia più spaventosa, quasi a voler sottolineare l’ambiente della narrazione, aristocratico e paesano, non sognatore e senza fantasia. La conclusione acustica di “Che cosa è stato”, tra invenzione e realtà, ci lascia con un finale aperto e con la sensazione di dubbio tipica di ogni buon racconto fantastico. Una scommessa vinta quella di Roger Rossini: una bella storia, ottimi testi e buona musica.

Andrea Manenti