Riguardo Jeff Tweedy, troppi titoli e tanti aggettivi sarebbero persino pleonastici: maestro, poeta, appassionato, lucido, emozionale. E mi fermo qua. “WARM” è il suo secondo lavoro solista dopo “Together at Last”, uscito nel 2017. È stato registrato a Chicago, nel natio Illinois, al The Loft (magico studio dei suoi Wilco) e annovera ancora, tra gli altri, la presenza del figlio Spencer alla batteria.
Per “WARM”, Jeff Tweedy pesca dal proprio ricettario più sperimentato e consolidato, fatto di chitarre acustiche e melodie calde, morbide e protettive, dal sapore country e domestico, dove i virtuosismi sono ridotti al minimo (non ce ne voglia Sua Maestà Nels Cline) e hanno il solo compito di abbellire pezzi già di per sé ricchi nella loro essenzialità.
Così è dall’opener Bombs Above fino a Don’t Forget, mentre in How Hard It Is For a Desert to Die e From Far Away lo troviamo accarezzare le corde delicato e malinconico, dipingendo paesaggi calmi, naturali, umani. Di quelli che ti passano di fianco, sguardo fuori dal finestrino, viaggiando in treno per campagne brumose e dicembrine.
Let’s Go Rain Again, I Know What IT’s Like e Having Been is No Way To Be sono ballate istintive quanto aggraziate, soavi e sentimentali, che emanano confortevole tepore. Le venature più nervose di The Red Brick o i toni più scuri di How Will I Find You? non fanno altro che impreziosire e dar ancor più valore al lavoro, che risulta essere l’ennesima gemma forgiata dal cantautore americano, sia che questi si muova in proprio o come dominus degli Wilco. “Only a fool could call it art”, recita il Nostro in Some Birds: se è così, allora siamo davvero in parecchi ad essere folli.
Anban
Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.