Era il 2012 quando il duo canadese Japandroids, grazie allo stupendo mix di chitarre ed epicità del secondo lavoro “Celebration Rock”, squarciò come un fulmine in una bufera il mondo del garage rock mondiale, imponendosi come un sovrano su una schiera di fedeli che, concerto dopo concerto, si sarebbe fatta sempre più grande. Sono passati cinque anni e Brian King e David Prowse tornano dalla guerra come novelli Medardo di Terralba, dimezzati fra la voglia di un facile riscontro economico e il bisogno di vera arte.

La tripletta iniziale dell’album è sconcertante: la title track fa l’eco al peggior pop punk emotivo di metà anni dieci, “North East South West” gioca con il country rendendo il genere plasticoso e perciò falso, “True Love And A Free Life Of Free Will” è rock FM americano. Si è pronti a piangere per ciò che sarebbe potuto essere e non è, quando improvvisamente partono le chitarre distorte e rarefatte di “I’m Sorry (For Not Finding You Sooner)”, un vero e proprio gioiello, punto d’incontro fra i Suicide del da poco scomparso Alan Vega e la tradizione. Da qui in poi “Near To The Wild Heart Of Life” sembra opera di un’altra band e finalmente inizia a regalare emozioni.

In “Midnight To Morning” e soprattutto nella conclusiva “In A Body Like A Grave” i nostri dimostrano di saper trasportare nel nuovo millennio un genere antico come il country rendendolo nuovo ma, questa volta, senza dimenticarne la forza e l’intensità originarie, così come “No Known Drink Or Drug” è punk emozionale di alto livello. La vera ciliegina su questa torta un po’ dolce e un po’ amara è però la traccia centrale “Arc of Bar”: 7.25 minuti di goduria blues da far rodere di invidia i colleghi statunitensi Black Keys. Un lavoro a metà quindi. Noi siamo pronti ad aspettare, come nel romanzo di Calvino, il ricongiungimento delle due anime di questa fantastica creatura rock.

Andrea Manenti