Gli IISO sono un duo di musicisti comaschi formatosi nel 2014. Sono Luca Tommasoni (sound designer e compositore) e Roberto Tagliabue (parti ritmiche e percussioni). Non un gruppo in senso tradizionale, ma un progetto in cui la musica prende forma e diviene immagine. Nei loro live i musicisti sono nascosti dentro un grosso cubo. Alle atmosfere elettroniche e alle voci eteree, si sommano visual e proiezioni, a creare un’esperienza unica. Giovedì 23 novembre si esibiranno al Circolo Arci Ohibò di Milano. Abbiamo incontrato Luca per scambiare quattro chiacchiere e farveli conoscere meglio.

A cura di Simone Casarola (@simocasarola)

 

Ciao Luca! Il bello delle vostre performance è che offrono qualcosa di veramente diverso. Non soltanto musica, ma anche visual e proiezioni. Da dove nasce questa idea?

Ci ha sempre affascinato l’idea di lavorare su un progetto musicale il cui live si muovesse su due coordinate: spazio e tempo. Siamo riusciti a concretizzare l’idea con un’iniziale e fondamentale collaborazione con il collettivo Marker di Como. L’incontro successivo con Stefano Caimi e Marco Salvi di Studio Antimateria – che sono i due visual artist di IISO – è stato fortunato. Abbiamo trovato una sintonia per continuare.

Qual è il vostro processo creativo? Nascono prima le melodie o vi è capitato di partire anche da un’immagine per poi sviluppare qualcosa?

Non è così raro partire da un’immagine. Riuscire a farsi suggerire qualcosa da un’immagine è una cosa istintiva per tutti. Provare a tradurla in musica è una sfida ancora più intrigante.

Come emerge dal vostro EP “Skip September”, la melodia è centrale nelle vostre canzoni, cosa insolita nel panorama dell’elettronica. Trovate sia così?

Sì. La melodia e la voce sono fondamentali. Così come le parti ritmiche, su cui lavora Roberto, lo sono. Per quanto il mezzo sia elettronico, il fine rimane lo stesso: la canzone. Ma non siamo certo dei pionieri in questa commistione di genere, se così vogliamo chiamarla. Penso ai Moderat, a Blake, a Chet Faker.

Entrambi avete militato nei Lactis Fever dove aveva molta rilevanza il suonato mentre ora siete passati a strumentazioni elettroniche. A cosa è dovuto questo mutamento?

È iniziata come un’esigenza. Dopo otto anni in una band ci siamo ritrovati da soli, ma con la stessa voglia di suonare. Contemporaneamente è maturata una passione per la musica elettronica. E direi anche per la musica per immagini.

Voi in passato avete partecipato a X Factor (conquistandovi anche le simpatie di Manuel Agnelli). Anche altri gruppi come Canova e Belieze hanno affrontato la prova del talent. È un’esperienza che vi è stata utile?

Sì. È stato un confronto con dei professionisti, con un pubblico televisivo e soprattutto con noi stessi, con i nostri limiti. Un’esperienza positiva.

Nell’estate avete suonato allo Spring Attitude di Roma e al MI AMI di Milano passando per festival come A Night Like This. avete avuto modo di incontrare tanti degli artisti della nuova scena italiana. Cosa ne pensate? Avete dei consigli?

Se parli di musica italiana, non siamo ferratissimi, ma penso che ci siano progetti molto validi che hanno raggiunto finalmente il riscontro meritato dopo anni di gavetta. Penso ai Canova. A Ivrea al festival A Night Like This abbiamo aperto il concerto di Giorgio Poi, il miglior live italiano di questa scena. Ma se possiamo essere sinceri, l’esperienza più bella è stata poter dividere il palco con un illustre straniero: John Hopkins.

Tra gli altri avete avuto modo di incontrare gli Ex-Otago. Come è nato il “cowboy remix” della loro Sognavo di fare l’indiano?

La collaborazione è nata grazie a Marco de La Valigetta, la nostra etichetta, che pubblicò se non vado errato il primo loro album. Poi abbiamo conosciuto Maurizio Carucci. Lavorare a questo remix è stato un crash divertente fra due mondi e due approcci alla musica molto diversi. E il remix ha avuto buoni ascolti. Quindi ne siamo molto felici.

Giovedì tornerete alla dimensione live. Cosa dobbiamo aspettarci?

Un cubo.

Torniamo al presente: è appena uscito un vostro remix con Durdust. Possiamo aspettarci ancora delle novità? Cosa riserva il futuro per gli IISO?

Stiamo lavorando per preparare un live al cinema, una cosa che ci gasa tantissimo. Poter sfruttare le proiezioni su un telo più grande di quello che usiamo di solito. Sarà una data unica. Un’esclusiva. Guarda caso sotto Natale, come i cinepanettoni. Ma senza molestie.