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Tommaso Paradiso (foto di Riccardo Ambrosio)

A due settimane dall’uscita di “Completamente Sold Out”, i Thegiornalisti di Tommaso Paradiso si godono il successo radiofonico e affilano gli artigli in vista del tour (si parte da Bologna il 5 novembre). Il ritorno all’esibizione live li vedrà certamente vestire i panni dei nuovi paladini del pop nostrano. Una piega, questa, quantomai prevedibile prima ancora dell’uscita dell’album. Non tanto perché la band romana rappresenta in questo momento la scommessa vincente del talent-scout di turno, quanto invece per l’ostentata volontà di conquistare una fetta di pubblico decisamente più ampia rispetto al passato. Un compromesso che ha costretto i fan di vecchia data a schierarsi. Chi li ama a prescindere e chi, al contrario, ha deciso di abbandonarli nel loro brodo di giuggiole. “Completamente Sold Out” l’abbiamo ascoltato e riascoltato (qui la nostra recensione). Quel che è certo è che si tratta di un disco di svolta. Artefice, portabandiera e orgoglioso alfiere di questo nuovo corso è senza dubbio Tommaso Paradiso. Cantante e autore di tutti i testi del gruppo, Tommaso rappresenta il perno attorno al quale è stata costruita la discussa immagine dei Thegiornalisti. Come dire. É lui il responsabile, la firma (ormai) celebre del progetto. Gli abbiamo fatto qualche domanda. Così, per stuzzicarlo un po’.

Tommaso, partiamo dal titolo del nuovo album. Quando è stato annunciato, prima ancora dell’uscita del disco, è suonato a tutti un po’ altisonante. Ironico, certo, ma anche presuntuoso. Non avete pensato al rischio di un effetto boomerang? Voglio dire: se poi il disco non piacesse e i concerti dovessero risultare tutt’altro che “completamente sold out”?

Ma sai, non è che uno pensa al titolo del disco e poi alle conseguenze. Si pensa semplicemente al titolo del disco, non c’è una premeditazione. C’è solo una sana e spontanea meditazione. Non mi sembra comunque che le cose stiano andando male in questo momento, quindi magari questo titolo sta portando bene.

A proposito di provocazioni. Quelli del Nobel hanno telefonato parecchie volte a Bob Dylan per consegnargli il premio, ma lui se ne è sbattuto e non ha risposto. Al suo posto cosa faresti? Ti si nota di più se rispondi al telefono e abbracci il successo o se te ne stai in disparte e ti godi la tua notorietà nel panorama indie?

Credo che il caso di Dylan sia unico, perché per una persona come lui vincere un premio Nobel è come andare a prendere un caffè. Voglio dire, a lui non cambia nulla, è proprio come se gli avessero detto: “Vieni a prenderti un caffè a piazza Mazzini a Roma alle 11 e poi giochiamo a biliardo”. Per lui è la stessa identica cosa. Un uomo di quella caratura penso che sia anche un po’ fuori dal mondo in questo momento, fuori dal contesto. Quindi non si accorge neanche di quello che gli capita intorno. (Non ha risposto all’ultima parte della domanda, noi ci abbiamo provato, ndr).

Recentemente hai dichiarato di amare gli ultimi Coldplay e Fabio Rovazzi. Nel singolo “Completamente” canti: “La musica che mettevi su Youtube mi faceva impazzire”. Ecco, di che musica si trattava? Non sarà stato Rovazzi?

No, quella fu una storia molto particolare. Fu una serata in cui mi ingarellai con una ragazza conosciuta quella stessa sera. Insomma, attaccammo il telefonino agli altoparlanti dello stereo e mettemmo tutto il disco “Liberi, liberi” di Vasco. Quindi era Vasco Rossi, non Rovazzi.  (Per sicurezza abbiamo consultato il vocabolario dialettale romanesco: “ingarellasse” significa “rimorchiare”, ndr).

La prima volta che ho ascoltato “Completamente Sold Out” ho provato a fare un giochino. Per ogni pezzo mi sono appuntato sull’agenda una parola che lo descrivesse. Ne è uscito un elenco del genere: pazzia, testamento, nostalgia, preghiera, rabbia, dipendenza e così via. Cosa è successo a Tommaso Paradiso mentre scriveva i testi per questo disco?

É successo che ho provato delle cose più forti rispetto a quelle che ho provato in precedenza. Ho provato delle esperienze molto più esagerate. Quindi tutti questi termini che tu hai usato sono super corretti. Un disco del genere non è tanto difficile scriverlo, perché è un disco molto semplice, pop, facile. Non è Bach. Anzi, è tutto il contrario. Ma è difficile provare certe cose, per poi scriverle. Quello che voglio dire è che la difficoltà sta nel fatto di averle vissute, perché sono esperienze che ti danno tanto, ma allo stesso tempo ti distruggono. Passi da apici di gioia e felicità che non hai mai provato in vita tua, a dei momenti di down che ti inchiodano al letto e ti ammazzano.

Anche voi, prima di farvi conoscere da un pubblico più vasto, avevate stilato un elenco poi diventato un cult: tutti gli insulti dei Thegiornalisti (si fa per ridere, eh) agli artisti indie italiani. All’epoca mancavano Calcutta e Motta. Aggiorni l’elenco con questi due nuovi nomi?

Allora, ci dovrei pensare un attimo. Cosa ti posso dire? Sai che c’è? Quella cosa fu talmente estemporanea e istintiva, che se mi metto a pensare a dei finti insulti per questi due ragazzi adesso non farebbero ridere e non sarebbero originali, proprio perché sarebbero pensati. Dato che non riesco a pensarci, non te li riesco a dire.

A cura di Paolo Ferrari