Decollano i Gomma con “Sacrosanto”, secondo album uscito per V4V Records e Peermusic. Anticipato dai singoli Verme e Fantasmi, che già la sapevano lunga, dopo la pubblicazione del primo album “Toska” e dell’EP “Vacanza”, questo secondo disco è definito dalla band come “una riflessione spirituale”, una sorta di presa di coscienza su ciò che è stato fatto, tradotta in esplosione musicale e giusto un briciolo di inquietudine.

Dopo una grande esibizione sul palco dello Sziget Festival, perturbazioni in vista: il meteo dei Gomma ne ha viste di brutte rischiando lo scioglimento del gruppo. Più che azzeccato il titolo “Sacrosanto”, album che ha placato gli animi e risollevato alla grande le sorti della band, focalizzando la grinta nella creazione di un palcoscenico oscuro dove spiriti nell’ombra sono pronti a tendere una trappola.

Testi forti, così come l’apparato strumentale, che si mescolano con la voce di Ilaria e ti trafiggono quando meno te lo aspetti, preferibilmente se sei di spalle e non hai alcuna difesa. I pezzi sono sporchi proprio come i Gomma che piacciono a noi, concreti perché non necessitano di finzioni, viscerali perché è di pancia che escono i lavori migliori, e questa ne è senz’altro la prova. Con la produzione di Andrea Sologni (Gazebo Penguins, Ghemon), “Sacrosanto” è un mix calzante di dieci tracce, che non necessitano di essere presentate una a una, ma che vanno divorate attraverso un ascolto fulmineo, che non si arresta prima dell’amaro, e che portano il gruppo a uno stadio successivo rispetto all’album d’esordio, o meglio al Quarto piano.

Nonostante il chiaro riferimento a un punk rock tutt’altro che volutamente affinato/raffinato, i Gomma mescolano quanto più possono, non risparmiandosi con gli ingredienti e riuscendo a essere incisivi e riconoscibili a ogni colpo sferrato, o a ogni manicaretto sfornato. Nel loro viaggio ultraterreno ci sono mostri, fantasmi, vermi, strade pericolose, qualche pessima idea, zero unicorni e una vera Santa messa a chiudere il cerchio. “Sacrosanto” dei Gomma è un bel disco, un disco vero, che già adesso ci chiediamo se preceda un’eruzione vulcanica ancor più dannosa.

Camilla Campart