Due anni fa, un po’ in ritardo sul suo inizio, ho conosciuto quattro ragazze di cui non ho potuto più fare a meno. Dopo una puntata pilota che raccontava molto di me, con malinconia e tanta superficialità, quella che cercavo allora, forse quella che serve sempre in piccola o grande quantità per andare avanti, nonostante tutto. Lena Dunham parlava di ventiquattrenni, appena uscite dal college, della generazione successiva (anche di due) a quella raccontata in “Giovani carini e disoccupati”, e le differenze trans-generazionali non erano molte. L’incertezza e lo stallo in un presente di illusioni e ideali formavano l’atmosfera dominante, insieme alle vicende in cui molte ragazze potrebbero rispecchiarsi, dalle storie d’amore fallite, complicate e travolgenti alle insicurezze che diventano ossessioni o che restano fragilità. Ho sempre amato il corpo esposto della Dunham e il suo esibizionismo, che ci ha resi un po’ voyeurs del vederla crescere. Un talento sorprendente, che piaccia o no, che è cresciuto nel tempo, con la sua femminilità e le sue oscenità. Alla fine, dopo una quarta stagione che giocava sulla coppia più amata, Adam e Hannah non sono più stati il fulcro della storia, ma la quinta e ultima (davvero?) serie ci ha portato ad un momento di passaggio, in cui ogni ragazza deve affrontare un cambiamento che la porterà nella vita adulta e non tutte saranno pronte a farlo. Questi ultimi episodi non hanno il ritmo e l’ironia di altre stagioni, ma anche la Dunham è cresciuta, come il suo stile, che ha dato vita a puntate che potrebbero essere dei film. Bellissimo l’episodio “Panico a Central Park”, dedicato interamente a Marnie, a quel suo lato oscuro che la rende sfuggente ed ispirato a un film culto con Diane Keaton (“Panico a neddle park”), indimenticabili le ragazze in impermeabile giallo, bambine vestite prima della tempesta, prima di affrontare una vita che le ferirà (in un episodio che ricorda “Il grande freddo”). Molte altre suggestioni, come la corsa in bici, nell’episodio diretto da Alex Karpovsky, delizioso incastro di musica, innocenza ed inizio  di una nuova maturità per Hannah, o gli sguardi incrociati di Jessa e Adam ad una rappresentazione dal retrogusto alla Carver. Non posso spoilerare, ma avrei voluto qualcosa di più dal finale e nello stesso tempo nient’altro.

Continuo a sperare in una nuova stagione, con ragazze ormai donne, più vecchie, non per questo più sagge, sempre incasinate ed insicure, ma forse più felici e realizzate. Mi mancheranno queste “Girls”, e visto che ci hanno salutato alla grande, spero si tratti solo di un arrivederci.

Il Demente Colombo